Sport
PROMOZIONE Giovanna Corbo, factotum del Mirafiori

«Passione e impegno per salire in Eccellenza»

La mentalità di quartiere esiste ancora nella nostra provincia? Sì e la Polisportiva Mirafiori, squadra militante in Promozione, ne è l’emblema perfetto. La società, nata nel 1972, iniziò a fare i suoi primi passi a Torino con il nome di Polisportiva “Cime Bianche”, chiamata così perché coloro che l’aveva­no fondata ammiravano dalle loro abitazioni le montagne imbiancate durante la stagione invernale. Il desiderio di iscriversi per la prima volta a un campionato Figc spinse la gente che abitava al “Villaggio di Mirafiori Sud” a portare tutti i ragazzi del quartiere per fargli vivere la passione per il calcio. Dieci anni dopo, nel 1982, avvenne la fusione con l’Ac Mirafiori e da una sede piuttosto instabile se ne passò a una vera e propria, in via Vallarsa, con l’impianto sportivo sito in via Monteponi. Quattro anni dopo cambiò ulteriormente la denominazione e la società assunse quella di Polisportiva Mirafiori. A capo di essa il presidente Francoforte Avolio, in carica da due anni, ma a tirare le redini del carro giallobù ci pensa il direttore generale, o meglio il factotum Giovanna Corbo, donna forte e coraggiosa cresciuta nel Mirafiori grazie al padre Giuseppe, al quale peraltro è dedicato l’impianto sito in via Scirea, nato nel 2004. Rivoluzione improntata unicamente sulla cantera gialloblù, la scelta di puntare su Aldo De Vincenzo, l’uomo dalle missioni impossibili e un’organizzazione da Eccellenza, il tutto raccontato­ci dalla Corbo, una che di entusiasmo ne ha da vendere.
 
 La Corbo, una delle poche donne, se non l’unica, ai vertici nei dilettanti, una vera rarità.
 
 «Innanzitutto per me è stato molto difficile, quando sono arrivata qua la prima cosa che ho fatto è stata quella di seguire il corso Coni Figc e di conseguenza ho cercato di capire più da vicino questo mondo. E’ vero che sono sempre stata nel mondo del calcio, ma sempre ai margini perché c’era mio papà che si occupava praticamente di tutto. La passione è nata man mano, subito ho iniziato con la scuola calcio e con il settore giovanile, poi mi sono resa conto che la prima squadra era una cosa un po’ a sé, priva dei nostri giovani, da lì ho cominciato a perseguire la mia politica, puntando sul vivaio».

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