Il Borghese

La spesa tra i rifiuti

Hanno il viso nascosto sotto i banchi, nei bidoni, le mani infilate in ciò che noi chiamiamo «rifiuti», o «immondizia», ma loro definiscono «cena». Sono gli anziani – e non solo – che ogni giorno a Porta Palazzo, ma anche in altre zone di Torino, aspettano la fine del mercato per raccattare ciò che può ancora essere salvato, cucinato, mangiato. I più cinici – mi pare di sentirli – proromperanno certo in un gioioso «capirai che novità!» e non mi aspetterei nulla di diverso: certo, non è la prima volta che mostriamo queste immagini e peraltro sono molti quelli, tra voi lettori, che questi spettacoli li hanno visti dal vivo, di fronte a loro. La povertà non è una novità, per qualcuno forse non è neppure una notizia. Ma nella settimana di Natale, tra le vie addobbate a festa, tra le strade dello shop­ping affollate, tra gli annunci di carità e iniziative benefiche “di lusso”, non è mai male provare a ricordare a chi di dovere quello che ogni giorno accade in questa città. E l’aspetto forse più drammatico è che per molti questa “spesa” è diventata un’abi­tudine: c’è chi si è assuefatto a ciò che prima vedeva come la sua ultima spiaggia. In fondo è la grande fortuna dei governanti, di qualsiasi tipo e colore: il popolo, ma so­prattutto i poveracci, dopo un po’ si abitua anche al peggio, a toccare il fondo e ri­manervi tranquillamente adagiato. E smette di protestare. Chi gli sta intorno, allora, smette di guardare, di osservare, di indi­gnarsi. E si accetta come normale che i nostri anziani, dopo una vita di lavoro, non possano contare su una pensione in grado di farli andare al mercato per scegliere le pri­mizie e non i rifiuti ancora salvabili. Torino è una città che è stata toccata duramente dalla crisi, dove il conto dei nuovi poveri è costantemente aggiornato. E, per quanto la ripresa appaia meno lontana, purtroppo non sono le previsioni degli economisti quelle che si possono mettere in padella. Su questo popolo che non è più degli «in­visibili », ma degli «ignorati» – dalla politica, dalla società, da quelli che non sanno di essere privilegiati, da coloro che parlano di redditi e risparmi dimenticandosi i polli di Trilussa – picchiano duro le tasse, i balzelli sulla casa, le trattenute, le spese sanitarie, le pecche di un welfare che sarebbe da ri­costruire, ma senza che si capisca come. Una situazione che non potrà che peggio­rare, con l’avanzamento dell’età media, con il progressivo invecchiamento di un intero Paese, con le risorse previdenziali ridotte sempre più all’osso. E che in certi momenti è opportuno ricordare: perché purtroppo non c’è solo il Natale delle luci e dei pacchetti, della beneficenza griffata e stellata che però non sana certo situazioni come quella che vi raccontiamo. Perché non accade solo a Na­tale: accade ogni giorno. A poche decine di metri dal palazzo del Comune e da quello della Regione.

 

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