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Cronaca
LA RICOSTRUZIONE Le drammatiche fasi che hanno portato al decesso l’ottantenne di Pessione

Mistero sulla morte del contadino. Qualcuno l’ha aiutato a uccidersi

«Quando si accerta il suicidio non necessaria­mente le indagini si ferma­no», spiegano gli inquiren­ti, e così il caso di Liborio Berruto, 80 anni, trovato cadavere all’interno di un bidone semipieno d’acqua e con le mani legate dietro la schiena, è tutt’altro che risolto o archiviato con la dicitura di rito «atto anti­conservativo». Perché se è vero che il medico legale che ha eseguito l’autopsia accertando l’annegamento come causa di morte, moti­vo per cui si ritiene che la tragica fine dell’agricoltore di Pessione sia «compatibi­le con il suicidio», è altret­tanto vero che le modalità attraverso le quali l’uomo si sarebbe tolto la vita, ali­menterebbero il sospetto che l’ottantenne possa es­sere stato aiutato a morire. D’altra parte già ieri, lo psi­chiatra Alessandro Meluz­zi e la criminologa Roberta Bruzzone, avevano spiega­to come sia inimmaginabi­le ipotizzare che un suicida possa da solo legarsi le braccia dietro la schiena. Entrambi i professionisti hanno ricordato che in si­tuazioni simili colui che ha deciso di togliersi la vita, ricorre all’aiuto di qualcu­no: un complice che lo ac­compagna verso la morte.
  Meluzzi ha anche ipotizza­to la possibilità dell’indu­zione al suicidio con «una seconda persona attiva» , qualcuno che avrebbe lega­to le mani al coltivatore diretto, ormai convinto di farla finita, per poi allonta­narsi prima del drammati­co epilogo.

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