img_big
News

“Celle del sesso contro i suicidi in carere”, ma la polizia penitenziaria non ci sta

Il sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri Elisabetta Alberti Casellati propone di valutare la possibilità di istituire “celle del sesso” contro i suicidi negli istituti di pena italiani, ma i sindacati della polizia penitenziaria non ci stanno.”Escludo che i suicidi in carcere possano essere collegati alla questione del sovraffollamento, non vedo questa equazione”, dichiara il sottosegretario in uno speciale di Rai Gr Parlamento dedicato al tema. Poi spiega: “Poco si tiene conto dell’equilibrio affettivo. Io ritengo che quando uno entra in carcere debba mantenere quei legami con la famiglia, con le persone che possono aiutare ad affrontare situazioni personali di disagio”. E guardando all’esperienza di altri Paesi, Alberti Casellati invita a valutare soluzioni già adottate in altri Paesi che riguardano la sfera sessuale dei detenuti: «Ci sono ad esempio – dice – delle stanze dove uno può avere rapporti sessuali con la propria moglie o la propria fidanzata, avere cioè una vita affettiva completa, per far si che non si perda la propria identità sessuale”.Alle due sigle principali dei sindacati di polizia penitenziaria, però, la proposta non piace. Sappe e Osapp, replicano duramente con due distinte note. Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime «sconcerto» per le «esternazioni estemporanee» fatte dal sottosegretario a Rai Gr Parlamento nel corso di uno speciale dedicato ai suicidi nei penitenziari: «si vede che ignora i pertinenti studi fatti dall’Organizzazione mondiale della Sanità proprio sui suicidi in carcere – afferma il Sappe -, studi che sottolineano come anche l’affollamento delle celle sia un fattore che influenza» il rischio suicidario.Quanto alla proposta sulle celle del sesso, Capece torna a chiedere al ministro della Giustizia Alfano se le dichiarazioni del sottosegretario rispecchiano la linea del governo in materia carceraria: «pensa forse che si debba distogliere il già insufficiente personale di Polizia Penitenziaria dai compiti istituzionali di controllo e sicurezza in carcere per impiegarli e fare da ‘baby sitter’ o “guardoni di Stato” al detenuto e ai suoi familiari mentre si scambiano effusioni in carcere?».Sulla stesa linea anche Leo Beneduci dell’Osapp: «Siamo una categoria sfortunata noi poliziotti penitenziari, non solo perchè costretti a subire una condizione come quella che si trovano a vivere ogni giorno 68 mila detenuti, ma soprattutto perchè in balia di politici che come unica soluzione al problema dei suicidi ritengono siano opportune le cosiddette stanze del sesso». «Che l’affluenza dei reclusi provochi dei disastri legati alla condizione detentiva lo testimoniano i 31 morti dall’inizio di quest’anno, anche i muri lo hanno capito; che il piano carceri adottato dal Ministro Alfano, invece, sia non proprio sufficiente al problema del sovraffollamento – conclude l’Osapp – lo conferma il fatto che i 2 mila nuovi posti fantasticati dal sottosegretario verranno rapidamente assorbiti nel giro di pochi mesi».

 

Condividi sui social:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo