Il Borghese

Domani faccio il presepio

All’oratorio, quando ero bambino, si faceva il pre­sepio su alcuni cavalletti di legno e un piano di compensato che un falegname del quartiere co­struiva con cura certosina. C’erano le montagne sullo sfondo, la carta azzurra per simulare il cielo con tante stelline dorate, un fiumiciattolo con la carta argentata, il ponticello per i pastori, le palme con il tronco di gesso dipinto di marrone, il mulino, un granaio fatto con paglia vera tagliata con maestria. E poi c’erano le statuine. Il parroco le conservava, imballate in carta fina, dentro una cassa: i pastori, le pecorelle con il manto di bambagia, il pescatore con la canna e il filo, i Re Magi da sistemare sullo sfondo e poi tanti figuranti. Infine, da una scatolina rossa uscivano la Madonna e San Giu­seppe con il bambinello che sembrava ri­posare su una culla intrecciata con pagliuzze dorate. I più fortunati tra noi partecipavano a costruire una scenografia che era sempre uguale, ma sempre diversa ai nostri occhi. Eravamo fieri di questa festa dove si me­scolavano le nostre grida gioiose con le pre­ghiere delle pie donne alla messa del po­meriggio. E ancora oggi quel ricordo lo porto nel cuore come una cosa buona, un ricordo sereno della mia infanzia. E mi chiedo perché ora non passi giorno senza che il presepio non arretri di qualche passo dalla nostra vita. E soprattutto dall’esistenza dei nostri bam­bini. Bandito come tradizione, ma anche co­me segno della nostra fede, utile se vogliamo a rendere tangibile il momento del Natale che poi rappresenta uno dei cardini del cristia­nesimo. E di sicuro il più felice anche perché noi siamo avvezzi ad abbinarlo ai doni, alle feste in famiglia, alle vacanze dalla scuola e dal lavoro. Lasciamo le statuine nelle loro scatole, non costruiamo con il cartone gli sfondi, le montagne e il cielo in forza di un incomprensibile timore di offendere chi ab­braccia un’altra religione, senza neppure il dubbio di indebolire la nostra fede. Can­celliamo persino le canzoncine di Natale, le recite dei bimbi, le letterine a babbo Natale. Così ci sta pure chi, delinquente nell’anima ancora più che nei fatti, arriva a scassare la casetta di Santa Claus per rubare qualche sacchetto di caramelle destinate ai bambini e persino le loro letterine ricche di sogni e di disegni. Uno sfregio inutile e crudele che si è consumato a Pinerolo nel villaggio costruito in pieno centro secondo quei riti che la pro­vincia ha ancora il coraggio di preservare, tra panettoni, buon vino e cioccolato. Per rivalsa domani rispolvererò le mie vecchie statuine, le palme consunte, la capanna di legno che fece il mio papà. Voglio costruire il presepio. Fate come me.

 

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