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«Non ti ho avuto, ti distruggo». I giovani scoprono lo stalking

Il telefonino squilla incessante, i messaggi arrivano a ruota libera e intasano la memoria del cellulare. Il giorno e la notte, ripetutamente. Segni inequivocabili di un amore folle, insano, se non fosse che al posto di teneri messaggi si tratta di parole che, invece, fanno tremare: «Non ti ho avuto e ora ti distruggo».Lei è una adolescente, lui suo coetaneo che non accetta il suo rifiuto. Così l’unico modo che ha per tenerla legata a sé e controllarla è un semplice telefonino, oltre ad appostarsi sotto casa o davanti ai cancelli della scuola. Antonio Ventre, psicologo e psicoterapeuta dell’ospedale Molinette di Torino parla di stalking anche tra i giovanissimi (15-25 anni) e in questo caso si tratta quasi esclusivamente di “stalking emotivo”. «Sui casi di stalking, quelli che interessano gli adolescenti, sedici-diciassettenni, si aggirano intorno al 3-4 per cento – spiega lo psicologo -un dato da non sottovalutare. Distruggere l’immagine della vittima inviando messaggi violenti o addirittura immagini ricattabili o informazioni private, rendendola così dipendente da lui e facendola sentire allo stesso tempo colpevole, ansiosa, depressa e angosciata diventa l‘obiettivo dei giovani stalker, molto spesso “ex” che non accettano di essere stati rifiutati da quella che era poco prima la loro ragazza». Così, nei casi più gravi, dove si sono succedute anche violenze fisiche e abusi, si parla addirittura di sindrome di Stoccolma che lega la vittima allo stalker in maniera incondizionata. «La vittima vive in uno stato di terrore continuo» spiega Antonio Ventre.Per le giovani vittime diventa difficile svelare l’incubo, ammettere che “sono stata violentata” o ammettere di subire da tempo una violenza psicologica dall’ex. «Gli unici in grado di aiutarli veramente sono i genitori – continua lo psicologo – ma solo se esiste tra loro e la figlia una buona alleanza. Spetterà poi allo psicologo aiutarla nel percorso di rielaborazione del distacco dalla dipendenza del suo stalker, un processo verso la creazione di una vera e propria “stabilità” che può durare da pochi mesi ad alcuni anni».E se è molto raro incontrare casi in cui è la ragazza ad essere stalker nei confronti del proprio fidanzato, resta il fatto che un amore finito male o non corrisposto possa sfociare, dopo tentativi ripetuti di persecuzioni, anche nel suicidio del persecutore. «Senza contare – ammette lo psicologo Antonio Ventre – che invece il 10 per cento degli omicidi sono preceduti da stalking».Liliana Carbone

 

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