Il Borghese

Baby doll e acqua santa

Un giovedì di fine aprile nella Torino della Sindone benedetta, con il via vai incessante dei pellegrini e l’attesa per la visita di Papa Francesco, si consuma uno degli ultimi atti dello scandalo che oggi fa tremare le mura vaticane. Un particolare inedito che scaturisce da un intenso dialogo su Facebook tra il nostro cronista Marco Bardesono e Francesca Immacolata Choaqui, meglio nota come la Papessa, in questo che appare sempre di più un thriller spionistico ordito ai danni del Pontefice. Vi colpirà, come è accaduto al sot­toscritto, la potenza, ma anche la fluidità del dialogo sui social, che abbatte le barriere e stimola a confidenze anche pericolose. Come se la tastiera di un computer diventasse una sorta di confessionale virtuale. Parla la Papessa, sotto le insistenti domande del cronista, e svela un inedito che, forse, è sconosciuto persino agli inquirenti romani. Dunque siamo a Torino e tutto si volge nell’atmosfera un poco ovattata di un grande albergo, uno di quelli da turisti con mille esigenze, compreso ba­gno turco e hamman. A prenotare è un monsignore che viaggia sportivo con completi alla moda. Prenota tre stanze: una per sé e due per i suoi accom­pagnatori, autista compreso che poi di­venterà uno dei protagonisti della vi­cenda. Alla reception si svela come monsignor Balda, confessando di dover incontrare in intimità alti prelati. Chi siano, neppure la Papessa lo svela. Bal­da cercava aiuto a Torino, era con­sapevole del fallimento della commis­sione per la trasparenza nell’economia vaticana e temeva per la sua carriera ecclesiastica. Ma mai si sarebbe aspet­tato che da questi colloqui scaturisse un progetto spionistico che avrebbe dovuto vederlo come protagonista. «Io il sal­vatore del Papa?» avrebbe detto in con­fidenza a un suo collaboratore, per poi arguire che solo una fuga di notizie deflagrante come una bomba avrebbe potuto provocare una scossa ad un si­stema teso a mettere in difficoltà la nuova Chiesa. Difficile capire, e la Pa­pessa non ne fa cenno, se proprio a Torino sia cominciato tutto. Ossia se le decisioni drastiche del monsignore sia­no state suggerite dai suoi potenti ospiti, o se invece la fuga di notizie che poi ha trovato pagine e pagine su due libri che oggi scalano le classifiche della sag­gistica, sia esclusivamente opera sua. Quel che è certo, e lei lo dice chia­ramente, il rapporto con la Papessa è cambiato radicalmente. Lei è diventata una spia, una dei servizi, addirittura una creatura di Luigi Bisignani, uomo dai mille segreti e dalle mille vite. Che rapporto c’era, almeno prima, tra il monsignore e la bella Francesca? Di chi era il baby doll strizzato trovato nel letto del monsignore in una stanza d’albergo? La prova della seduzione alla Mata Hari? Oppure un escamotage per coprire altri vizi segreti? Resta un certezza, a Torino si è tramato e, forse, si sono messe le basi per il peggiore scandalo che ha coinvolto il Vaticano.
Beppe Fossati

 

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