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Per i media locali, la polizia avrebbe identificato e bloccato gli autori della rapina costata la vita al medico di Novara

Dottoressa uccisa in Kenya, arrestato il mandante e i tre complici

Ci sarebbero quattro fermati (tra cui il mandante della rapina poi sfociata nel sangue), secondo quanto riferiscono i media locali, che citano fonti della polizia, per l’uccisione di Rita Fossaceca, il medico radiologo 51enne di Novara, ucciso a Mijomboni, in Kenya, piccolo villaggio nei pressi di Malindi, durante un tentativo di rapina che ha causato altri tre feriti italiani, tra cui due infermiere della onlus ForLife, per la quale lavorava anche Fossaceca. Coinvolti nel tentativo di rapina anche i genitori della dottoressa e lo zio sacerdote, don Luigi Di Lella. Secondo quanto dichiarato dal portavoce della polizia, Charles Owino, tutti i colpevoli del raid sarebbero stati assicurati alla giustizia.  “Gli arresti sono quattro, tre sono lavoratori della villa dove è avvenuta la rapina, sospettati di essere collusi coi rapinatori – ha detto in un’intervista rilasciata al Gr1 Rai – La polizia è andata subito sulle loro tracce perché nessuno sapeva all’esterno che il gruppo di italiani stava facendo le valige e partendo. Ecco perché abbiamo capito che c’entravano tre dipendenti. Dopo i primi tre arresti, con le nostre indagini siamo riusciti a capire chi è il mandante dell’attacco. Lo abbiamo arrestato stamattina e abbiamo recuperato parte della refurtiva”.  
Fossaceca, 51 anni, originaria del Molise ma da tempo residente a Novara, è stata uccisa sabato notte nella sua abitazione di Watamu quando sei banditi, armati di pistola e machete, hanno fatto irruzione per una rapina. “Da poco c’era stata una grande festa con molti ospiti e i bambini dell’orfanatrofio, c’era anche Rita, poi è successo quello che è successo” racconta con la voce rotta dall’emozione il medico Alessandro Carriero il quale ricorda che grazie a Rita era stato costruito un orfanatrofio nella periferia di Malindi, che ospita 20 bambini, con la partecipazione del reparto di cardiologia dell’ospedale di Novara e con l’organizzazione ForLife. 

 

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