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Cronaca
IL CASO In città sedici luoghi di culto per 30mila musulmani

Allarme terrorismo. Le forze dell’ordine chiamano gli imam

Un vecchio proverbio arabo dice: «se il giorno del matrimonio gli invitati fanno troppi complimenti alla sposa, il divorzio è già dietro l’angolo». Questa è la lettura che alcuni musulmani danno delle mani­festazioni di solidarietà organizzate in tutta Europa il giorno dopo gli attentati di Parigi. Bombe, colpi di fucile e raffiche di mitraglia che hanno fatto 130 morti e 350 feriti tra lo Stade de France, place de la République e il Bataclan, alzando in tutto l’occiden­te il livello di attenzione sui fenomeni di radicali­smo presenti all’interno delle comunità islamiche. Uno scenario che non esclude le sedici moschee, sale di preghiera e centri religiosi di Torino. Sono circa 30mila i fedeli dell’Islam che vivono all’ombra della Mole e nei giorni scorsi gli investigatori della Digos hanno cominciato a convocare in Questura gli imam e i direttori delle associazioni. Nessuna in­chiesta, niente interrogatorio ma «chiacchierate in­formali » per cercare di capire se all’interno delle diverse comunità di fedeli, nelle scorse settimane, siano emersi segnali di pericolo o qualcuno abbia pronunciati sermoni troppo radicali o intolleranti.

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