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Cronaca
IL CASO Allarme dei sindacati: fino a due anni per operarsi

La sanità al collasso. «Interventi a rischio, serve più personale»

La situazione è già al collasso adesso. Dipendenti che avanzano migliaia di ore di straordinario, turni massacranti che superano anche i limiti teorici di legge. E sale operatorie chiuse per man­canza di personale, con liste d’at­tesa che si allungano fino a tempi insostenibili. Ma a dare la mazza­ta definitiva sulla sanità piemon­tese già fiaccata da anni di sacrifi­ci dovuti al piano di rientro dai debiti, sta per arrivare un decreto governativo che recepisce una di­rettiva europea del 2003 e che creerà grossi guai a tutte le Regio­ni. Che adesso chiedono a Roma un rinvio o in cambio «più assun­zioni », spiega l’assessore alla Sa­nità Antonio Saitta. Il dettato del testo per altro è pienamente condivisibile: dal 25 novembre medici, infermieri, operatori sanitari non potranno lavorare più di 13 ore al dì, 48 in una settimana, e avranno diritto a riposare continuativamente per almeno 11 ore. Tutto giusto, se la situazione lo permettesse. Ieri 400 quadri e delegati di Cgil, Cisl e Uil si sono riuniti al Sermig per fare il punto della situazione e sollecitare una dilazione. Perché già il quadro attuale è sconfortan­te, come spiega il responsabile Cgil alla Città della Salute Fran­cesco Cartellà, che definisce il 25 novembre come «la linea della morte» e paventa il rischio di «non riuscire più a fare trapianti e chirurgia intensiva».

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