Delitto di Cogne, il giallo è risolto: “Annamaria confessò pochi giorni dopo”

«Io l’ho vista quando è arrabbiata, con quegli occhi proprio da cattiva, da strega, e un attimo dopo è una perso­na quasi normale .. io ti dico la scena che io mi sento: che lei è entrata subito dopo che io sono uscita, di corsa, come una iena, ha guardato sul di­vano, perché c’era la tv acce­sa. È corsa di sotto con una rabbia allucinante .. nella ca­mera non l’ha trovato .. Sa­muele era su nel letto, lei ha cominciato a dirgli qualcosa, lui intanto s’è spaventato e lei ha cominciato a colpirlo, fin­ché non le ha visto tutto il sangue ..» . È la confessione di Annamaria Franzoni, è la confessione piena e lucida del delitto commesso la mat­tina del 30 gennaio 2002 nella villetta in frazione Montroz, a Cogne. Non ha dubbi, il pro­fessor Ugo Fornari. «Anna­maria Franzoni ha già confes­sato il delitto, lo ha fatto qual­che giorno dopo quella in­commensurabile tragedia». La confessione di cui parla Fornari risale al 5 febbraio di otto anni fa, sei giorni dopo il delitto. Sono le 17.57, Anna­maria Franzoni è in macchina con il marito Stefano Lorenzi, una cimice nascosta dai cara­binieri di Aosta sul Pajero Mitsubishi dei Lorenzi cattu­ra la conversazione tra marito e moglie. E la moglie, a un certo punto, racconta al mari­to quello che, secondo lei, era accaduto nella camera da let­to in cui dormiva Samuele la mattina del delitto. Annama­ria Franzoni dice di sapere chi ha ucciso il piccolo Sam­my, la donna punta il dito contro la vicina di casa Danie­la Ferrod. Per Annamaria è stata Daniela a massacrare il povero Samuele. In realtà, per Fornari la Franzoni non fa al­tro che trasferire sulla vicina di casa quanto in realtà com­messo da lei stessa. È in que­sto momento, alle 17.57 del 5 febbraio 2002, che si compie quel processo che il consu­lente psichiatrico della pro­cura di Torino definisce “meccanismo di scissione ­negazione-identificazione proiettiva”: il racconto del delitto fornito da Annamaria Franzoni al marito Stefano Lorenzi viene cioè proiettato sulla vicina di casa Daniela Ferrod. Ma quel racconto, per Fornari, è la prova che Anna­maria ha perfettamente foto­grafato la scena del delitto, dal momento che il racconto fornito al marito è ricco di dettagli e particolari e rico­struisce per filo e per segno lo svolgimento dei fatti. «Il rac­conto, nella sua sostanza, rap­presenta perfettamente ciò che è accaduto nella villetta dei Lorenzi la mattina del de­litto », sottolinea Fornari. Che poi spiega pure come ci sia la firma della Franzoni sulla scena del crimine: «Solo la mamma ricompone il corpo del bambino e poi lo copre dopo averlo ucciso. Inoltre, la Franzoni ha colpito la testa perché quella testa, grande e calda, era il suo incubo. Sa­muele era un bellissimo bam­bino, ma la mamma lo porta­va spesso dal medico » . La Franzoni ha ucciso e lo ha fatto in maniera lucida e ordi­nata. Lo stesso Fornari, poi, spende alcune parole per la vera vitti­ma di questa vicenda, il pic­colo Samuele Lorenzi, ucciso all’età di 3 anni. «Già dopo il delitto – ricorda il professore ­nessuno ha una parola di pie­tà per Samuele. Si registra una freddezza impressionan­te, nelle conversazioni telefo­niche intercettate dai carabi­nieri si parla solo di funerali e giornalisti. Samuele non esi­ste più, è già dimenticato. Sa­muele – insiste Fornari -, rap­presentava un prodotto fatto male. Tant’è che la Franzoni avrebbe detto al marito “fac­ciamo un altro figlio”». Non è sincera, Annamaria. « Versa lacrime ma non piange, versa lacrime a comando – dice For­nari -. Non c’è dolore in lei, non c’è sofferenza». falconieri@cronacaqui.it

 

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