endometriosi
Cronaca
SANTENA

33mila euro per tornare a vivere: «Mi posso operare solo a Dubai»

Senza intervento dovrebbe vivere con un sacchetto attaccato alla schiena

Alessia Astolfi vive con un sacchetto attaccato alla schiena. Ma ora vuole toglierselo e chiede aiuto per l’ennesimo intervento che dovrebbe finalmente guarirla: «Servono 33mila euro, al momento ne ho raccolti 11mila» racconta la 29enne di Santena, che intanto lotta per dare voce alle persone che soffrono della sua stessa malattia.

Astolfi, impiegata all’ospedale Koelliker, lotta contro l’endometriosi: «Si stima che colpisca 3 milioni di donne in Italia, una su dieci – riporta la giovane santenese, che è vicepresidente de “La voce di una è la voce di tutte”, l’associazione fondata insieme all’amica Sonia Mento – I medici la conoscono poco o la sottovalutano, tanto che inizialmente suggeriscono di prendere psicofarmaci: a me è successo così».

Il risultato è che diventa più difficile limitare i danni: «Spesso si arriva a un ritardo diagnostico di 7 anni. Per questo abbiamo fondato l’associazione: da un lato per sensibilizzare sulla malattia, dall’altro per stare accanto alle persone che ne soffrono. Siamo 60 volontarie in tutta Italia che facciamo da tutor e ogni giorno, dalle 17 alle 19, rispondiamo alle tantissime telefonate che arrivano al numero 800-189.411. Poi andiamo nelle scuole per raccontare di cosa si tratta e ci stiamo organizzando per raggiungere i medici». L’associazione ha anche un sito internet dove raccogliere informazioni e aiuto, www.lavocedellendometriosi.it. Poi c’è la pagina Facebook “La voce di una é la voce di tutte”.

Ma perché i malati hanno così bisogno di sostegno? «In alcuni casi l’endometriosi non dà sintomi, in altri è invalidante: si hanno grandi dolori durante il ciclo, la minzione, i rapporti sessuali. Spesso i malati vivono un senso di vergogna, visto che si parla di una sfera molto intima: ci sono anche casi in cui le pazienti vengono lasciate da fidanzati, compagni e mariti perché l’endometriosi può portare all’infertilità».

Quello di Alessia rientra fra i casi gravi: ha subito sette operazioni e ora vive con un sacchetto che raccoglie esternamente l’urina (tecnicamente si definisce urostomia). Ma vuole trovare il modo di liberarsene: «Non ho nessuna voglia di tenerlo per tutta la vita, anche se tutti i medici consultati lo vedono come unica prospettiva», considera ancora Astolfi.

Adesso la 29enne è riuscita a trovare un medico di Dubai che le ha proposto di ricostruire l’uretere distrutto dalla malattia. L’operazione dovrebbe svolgersi il 7 dicembre a Roma ma c’è il problema è il costo: «Questa operazione è difficile e si può svolgere solo in una struttura privata, con costi esorbitanti: si parla di 33mila euro. Per questo ho iniziato la raccolta fondi via Facebook e tramite l’associazione: adesso sono arrivata a 11mila e spero di ricevere ancora un po’ di aiuto. Ma andrò avanti con l’operazione in ogni caso: al massimo pagherò a rate».

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