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Cronaca

I pusher marocchini si pentono in aula e lasciano il carcere

Gli spacciatori si sono pentiti, hanno fatto il nome del fornitore. E tanto basta, con l’incensuratezza, affinché – dopo due giorni di permanenza al Lorusso e Cutugno – si riaprano le porte del carcere.
E’ vero – scrive il giudice Agostino Pasqua­riello nell’ordinanza emessa ieri dopo l’udienza in cui ha convalidato l’arresto ­che “la quantità di sostanza stupefacente detenuta induce a ritenere la professionalità degli indagati nell’attività di spaccio”. Ed è vero che è “fortemente attuale il rischio di recidiva”, dato che la loro condizione di stranieri disoccupati senza fissa dimora “la­scia presumere che traggano effettivamente i propri mezzi di sostentamento da tale attività criminale”. Ma “in un simile conte­sto – prosegue il giudice – la misura dell’ob ­bligo di presentazione alla polizia giudizia­ria appare sufficiente a contenere la spinta criminale degli indagati, soggetti peraltro incensurati”.

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