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Il Borghese

Rc auto, siamo i più fessi d’Europa

Comincio dalla notizia: in Italia il premio medio che paghiamo per l’Rc auto è praticamente doppio rispetto a quello applicato in Germania, Francia e Spagna. Più esattamente, mentre nel nostro Paese si spendono mediamente 407 euro l’anno per l’assicurazione civile obbligatoria, in Francia il costo è di 172 euro, che diventano 222 in Germania e 229 in Spagna. Il che puo voler dire due cose: gli italiani sono i peggiori automobilisti d’Europa, alla faccia delle nostre tradizioni che affondano le radici nella storia delle quattro ruote, oppure le Compagnie ci marciano alla grande facendo pagare all’utilizzatore finale, cioè a noi, i loro deficit e le loro inefficienze.A naso saremmo portati a propendere per la seconda ipotesi, anche alla luce di una serie di dati che si desumono dalla relazione annuale dell’Isvap sui prezzi delle assicurazioni. E più esattamente al taglio progressivo degli uffici per la liquidazione dei sinistri (pari al 30%delle sedi) e all’aumento dei contenziosi sui sinistri (più 77 %) che dimostrano come all’aumento delle tariffe su privati e aziende non solo non corrisponda un adeguato servizio, ma addirittura un peggioramento della rete di assistenza e di cura del cliente automobilista.Le Compagnie, insomma, si preoccupano solo di fare cassa, se è vero – come denuncia il presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini – che tra il 2002 e il 2009 in Italia l’incremento dei prezzi è stato quasi triplo rispetto alla media europea, trasformando l’Rc auto nel vero tallone d’Achille dell’intero sistema di trasporto. In soldoni chi si compra un’ utilitaria a rate, accettando di spendere da 150 a 300 euro al mese, rischia tra Rc, casko e polizza furto, di doverne sborsare quasi altrettanti per godere delle dovute garanzie. Garanzie, aggiungono i più pessimisti, che quando si scontrano con la realtà dei fatti poi mostrano lacune tutt’altro che trascurabili, come dimostrerebbe il picco dei reclami e dei contenziosi tra cittadini e Compagnie.Obbligati dalla legge a contrarre una polizza di responsabilità civile per qualunque catorcio che ancora cammini, il povero travet al volante, non ha scelta: paga, va a piedi o finisce in gattabuia. Facile dunque per le imprese assicurative fare il bello e il cattivo tempo girando sulle nostre spalle i loro debiti, veri o presunti che siano, ma conservando maxi stipendi, stock option e incentivi vari per i loro super manager. Di qui un suggerimento ai nostri legislatori a cui, tra l’altro si appella l’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici, per chiedere in sostanza aiuti e migliori condizioni normative: tagliare, tagliare e poi tagliare ancora verificando magari la situazione delle liquidazioni ai privati che -per esperienza vissuta – vengono erogate a babbo morto.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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