Il Borghese

Cioccolato e ruota di scorta

Che barba, questa città che viaggia sempre a due velocità. Con il centro aulico, le sue piazze, le vie con il porfido, i portici e i marmi da tutelare e le periferie lasciate a se stesse, peggio, trattate come tappeti sotto cui nascondere le polveri della città. Che barba vedere un controviale chiuso al traffico e con i vigili a controllare le centinaia e centinaia di lenzuola stese per terra per offrire ciarpame e non solo. Perché vorrei sapere dove si compra usata una ruota di scorta, un cric, o una decina di autoradio con i fili elettrici che pendono ancora, carica batterie e cellulari, bottiglie di liquore e di vino che sembrano appena uscite dallo scaffale di un bar o di un supermercato. Ciarpame o refurtiva, Spesso più la seconda che il primo. Nelle delibere del Comune è indicato come il “mercato del libero scambio”, ma tra la Barriera e il Regio Parco, tutti lo co­noscono come il suk. Un mercataccio, forse il peggiore che si poteva concepire, che per la sua stessa natura finisce per essere il ricettacolo, anzi il paravento, della ricettazione o comunque di tutto quello che nel migliore dei casi sarebbe un incauto acquisto. Ma che bisogno c’era di inventarsi un bazar del genere mentre, per non urtare la sensibilità dei puristi dell’architettura, si vietano per­sino le manifestazioni commerciali nelle piazze auliche dove sappiamo bene che i gazebo sono candidi come gigli e la più prosaica delle merci in vendita è qualche delicatezza dell’enogastronomia o un gioiello nato dalle mani di un artigiano? E’ evidente che ciò che vale per il centro non vale per le periferie, che Torino è due città in una che pure non si compe­netrano mai. Perché il palcoscenico dei grandi eventi è sempre lo stesso, come la clessidra che ha contato i giorni che si separavano dal “nuovo” Museo Egizio, come i Portici di Carta che hanno tra­sformato via Roma nella più grande libreria del mondo. Come il tendone che, proprio in deroga al giro di vite sulle piazze auliche, è stato piazzato davanti a Palazzo Reale. E in periferia? C’è il suk, con la polizia municipale comandata a deviare il traffico e le proteste ina­scoltate del residenti che si trovano il loro quartieri preda di un’invasione che certo non giova alle finanze della zona. O peggio. Sarebbe bello, invece, vedere le due Torino riprendere il dialogo, magari con i Portici di Carta che scoprono le Vallette o Mirafiori, Cioccolatò che si insinua nelle stesse strade del mercato del libero scambio. Quali diversi pro­fumi e quali tentazioni senza peccato. E invece, come siamo costretti a registrare, laggiù dove i grandi viali portano verso l’esterno della città, tutto è immobile in un più che vago senso di abbandono. Un grigiore dove si intravvedono troppo spesso le felpe e i cappucci degli spac­ciatori o le minigonne delle nuove schia­ve del sesso. Con le porte sbarrate, le finestre chiuse e i passi rapidi dei re­sidenti, torinesi anche loro, che si af­frettano per non violare un coprifuoco imposto dalla prudenza.

 

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