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Cronaca
LA STORIA Lo 007 che ha decapitato il clan dei Casalesi ha lasciato Torino dove era nascosto

Stufo di vivere sotto protezione. «Datemi i soldi, voglio sparire»

Osserva con impazienza il treno che da Porta Nuova lo porterà in un’altra parte d’Italia e da là scomparirà per sempre. Diciotto anni trascorsi, dice lui, al servizio dello Stato: infiltrato per conto del Sisde nella cosca più pericolosa, spietata e san­guinaria della camorra, quella degli Schia­vone il cui boss, Francesco, noto come Sandokan, oggi sta scontando l’ergastolo. Se il “pirata della Malesia”, capo del clan dei Casalesi è stato preso, è anche merito suo.
  «Non scrivete nomi e neppure iniziali. Non scrivete nulla, io non ho neppure un nome di battaglia. Chiamatemi nessuno», come Odisseo di omerica memoria. Nessuno non ha neppure quarant’anni e a lui si deve l’arresto di più di cento camorristi: estorso­ri, spacciatori, assassini.
  «Tutto è cominciato – racconta senza mai perdere d’occhio il convoglio che dopo un anno lo porterà lontano da Torino – quando mi sono arruolato nell’esercito. In libera uscita gli altri andavano in discoteca, io restavo in caserma a studiare. Sono stato il primo del mio corso». Un addestramento con risultati brillanti che non sono passati inosservati agli 007 dei servizi segreti mili­tari: «Sono stato avvicinato dal Sismi e mi hanno fatto la proposta di infiltrarmi come mercenario in Kosovo».

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