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Cronaca

Ecco il Brooklyn Film Festival, quando il cinema è torinese…

Torino e New York. Così distanti ma mai così vicine come in questi giorni grazie all’inaugurazione, in programma domani, della 13esima edizione del Brooklyn Film Festival (fino al 13 giugno). La prima rassegna cinematografica (in ordine di tempo) internazionale competitiva della Grande Mela, ideata e diretta niente di meno che da un torinese, Marco Ursino, partito alla volta degli Stati Uniti nel 1988. Il Festival, che vanta un budget di circa un milione di dollari, è uno dei fattori che hanno contribuito alla trasformazione di Brooklyn dove oggi si girano spot, show Tv quasi quotidianamente, e dove si respira l’aria della nuova Manhattan. Ogni anno la rassegna seleziona circa 150 pellicole, opere prime o seconde che ancora non hanno una casa di distribuzione, tra le oltre 2000 che provengono da ogni parte del mondo. Obiettivo principale, quello di aiutare i vincitori a trovare il canale giusto per l’uscita nelle sale. Un po’ come accade a Torino con il “cugino” Torino Film Festival improntato sulla scoperta di giovani cineasti.Ma come accade che un torinese parta alla volta degli Usa e qui faccia successo?«Ho deciso di lasciare Torino nel 1988 – spiega Ursino raggiunto a New York – perché ero alla ricerca di un’opportunità che non riuscivo a trovare in Italia. Tutto sommato una mia debolezza. Ero entrato in una routine che soffocava i miei sogni».Com’è nata l’idea del BiFF?«Ad un certo punto mi sono accorto che in una città come New York, capitale del mondo, non esisteva un festival internazionale-competitivo. E che le occasioni o i posti per poter vedere un film straniero erano veramente limitate. Di conseguenza il Brooklyn International Film Festival, nato nel ’98, è il primo (per età) festival internazionale-competitivo, nato ancora prima del Tribeca di De Niro».Cosa significa per un torinese trovarsi a vivere a New York e realizzare progetti così importanti, dato che hai anche aperto un nuovo locale?«Sono contento delle scelte che ho fatto anIhe se lasciare il proprio paese non è mai facile. Torino è sempre nel mio cuore ma adoro New York che, dopo 22 anni, considero la mia città. Per quanto riguarda il mio nuovo locale, si chiama IndieScreen e sarà inaugurato proprio dal Festival. È un cinemaI bar, ristorante in Williamsburg, a due passi dai nostri uffici. IndieScreen è stato ideato per essere il locale perfetto per eventi come il nostro Festival».Come parteciperà Torino alla rassegna?«Ci sono tanti giovani che collaborano con me e poi quest’anno, l’11 giugno per la precisione, tra g+i eventi collaterali del Festival ci sarà la presentazione del ¬ibro “La leggenda dell’amore” della scrittrice torinese Tamara Brazzi, appena tradotto per il mercato statunitense. Nel corso della serata inoltre sarà offerta una degustazione di vini del pr¸duttore italiano Vincenzo Vita. Infine, il poster del Festival ö realizzato dalla torinese Monica Chiappara».Simona T tino

 

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