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Spettacolo
RAIUNO Il regista torinese Gianluca Maria Tavarelli racconta la seconda serie della fiction

«Il mio “Giovane Montalbano” tra l’amore e casi di omicidio»

Giovane o vecchio non im­porta. Chi dice Montalbano dice successo. Così è stato per il commissario “classico” in­terpretato da Luca Zingaretti, così è stato per il “Giovane Montalba­no” di Michele Riondino la cui seconda serie è iniziata proprio ieri sera in prime time su Raiuno. E, come da pronostico, lo share si è impennato ancora una volta (la prima stagione ha viaggiato su una media del 25, 30 per cento di sha­re). Numeri da capogiro, frutto di un lavoro maniacale e minuzioso sulle parole del “signore” della letteratura italiana, ovviamente Andrea Camilleri, svolto da Gia­nluca Maria Tavarelli, torinese doc, vanto per la città della Mole, scelto da Carlo Degli Esposti come regista d’eccezione della fiction. E come per la volta scorsa «vedremo la puntata a casa mia, insieme – ha spiegato Tavarelli a CronacaQui un attimo primo dell’inizio della fiction – ci saranno quasi tutti, a partire da Michele Riondino».

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