Il Borghese

Capperi, stiamo meglio!

Avete mai guardato con attenzione uno di quei grafici che illustrano l’andamento della nostra economia reale? Provateci. E noterete che tra la metà del 2008 e l’inizio del 2010 il pennino disegnava una sorta di fossa delle Marianne. Vale a dire un baratro dentro il quale erano precipitati un po’ tutti i settori produttivi, dalla meccanica al tessile, dalla chimica all’elettronica, passando per mobili, arredi, elettrodomestici. Una catastrofe. Con conseguente carneficina di posti di lavoro, la cre­scita abnorme della disoccupazione giovanile, l’in­cremento di quella povertà che ha tagliato le gambe anche al cosiddetto ceto medio. E di allora la prima fotografia di un anziano che fruga tra gli scarti del mercato di Porta Palazzo. Ebbene, men­tre noi scriviamo – e continueremo a farlo – del disimpegno di certa politica che ha lasciato praticamente marcire una parte consistente del nostro pa­trimonio pubblico, il pennino ha co­minciato a risalire. Con curve e curvette che già nelle loro forme sembravano voler ritrovare un po’ di stabilità. E oggi, semmai fosse possibile imbastire una favola moderna su una riga che compie mille evoluzioni, tendiamo verso l’alto. Poco, pochino, ma cento volte meglio di quello strapiombo che disegna meglio di mille parole la crisi nera che ci ha attanagliati. Per dirla con gli analisti, il pennino è quello che rappresenta l’a n­damento della congiuntura industriale in Piemonte nel secondo trimestre di quest’anno e da cui risulta che la pro­duzione industriale è aumentata del 2,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014. Non abbastanza forse per pren­derci una sbronza, ma abbastanza per guardare al futuro con meno pessimi­smo. E allora concediamocelo un po­chino di quell’ottimismo che avevano i nostri padri alla fine della guerra, cam­minando sulle macerie. In fondo in guerra ci siamo stati anche noi, una guerra di numeri e di finanza, di banche e di predoni specializzati in bolle spe­culative. Diciamocelo, ci piace sentire che qualche centinaia di operai stia per andare a scuola di Maserati per im­parare a costruire un Suv dai richiami esotici, il Levante. E ci piace ancora di più che si riaprano i cancelli per la Mito e che l’indotto possa ritrovare quel fiato che lo faceva correre come una lepre solo dieci anni fa. Così come conforta sco­prire che l’estero torna ad apprezzare il nostro lavoro (+ 4,4%), che la chimica tira e così pure l’elettronica. persino il tessile, malato di morbo cinese, riprende qualche alito di vita. C’è un Piemonte con la schiena che torna diritta, c’è una Torino che vuole voltare pagina. E all’orizzonte la politica sventola i vessilli del taglio alle tasse, a cominciare dalla prima casa. Detto con franchezza mi fido di più delle imprese. L’entusiasmo che scaturisce da questi dati dell’Union­camere francamente è una medicina per lo spirito. Dopo tante curve verso il basso correre guardando un po’ di sole fa bene al cuore.
beppe. 

 

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