Il Borghese

Una città dimenticata

Da due settimane stiamo facendo un viaggio nell’al­tra Torino, lontana dai salotti buoni, dalle piazze auliche e dalle vie del centro, dentro le viscere delle vecchie fabbriche in disuso, dei palazzi abbandonati al loro destino, degli edifici dimenticati che ancora non hanno un futuro, tutti simboli di una città che cade a pezzi. Un viaggio cominciato all’indomani del rogo del Palazzo del Lavoro, il capolavoro di Pier Luigi Nervi, costruito per le celebrazioni del Centenario dell’Unità d’Italia e oggi diventato l’emblema per eccellenza del degrado e dell’in­curia sotto la Mole, e che è proseguito attraverso Torino Esposizioni, lo scalo Vanchiglia, l’ex Grandi Motori, ilMazda Palace, l’ex Astanteria Martini il parking Stura, la caserma dei vigili del fuoco in corso Regina Margherita. E che non è ancora terminato, perché l’elenco di queste ferite aperte purtroppo è ancora lungo.
  Non si può dire che manchino i progetti. Quelli ci sono, eccome. Come quello per la fantastica (in tutti i sensi) biblioteca di Mario Bellini, che doveva sorgere sui resti dell’ex Westinghouse, tra corso Vittorio Emanuele II, via Paolo Borsellino e corso Ferrucci. Inutile dire che l’opera faraonica, che doveva co­stare quasi 200 milioni, non ha mai visto la luce. In compenso l’architetto milanese per il suo progetto ha ricevuto 16 milioni di euro. Proprio quei soldi, gli unici spesi per la bi­blioteca,
 sono al centro di un’indagine della Corte dei Conti. Altri progetti, invece, si sono arenati a causa di questioni burocratiche, di cavilli, dei soliti rimpalli all’italiana. E in alcuni casi non si è fatto proprio nulla, la­sciando immensi spazi in mano al degrado. Nemmeno la ghiotta occasione dei Giochi Olimpici Invernali è riuscita a salvarli. Anzi, ha allungato l’elenco dei luoghi dimenticati, come le vecchie arcate dei Mercati Generali, rimesse a nuovo e poi lasciate una seconda volta al loro triste destino, quasi che non si sappia che cosa fare di questi “fantasmi” ingombranti del passato. E Torino continua a cadere a pezzi. A partire dalle strade, mar­toriate dalle buche. L’ultimo censimento or­dinato ai vigili urbani dal sostituto procu­ratore Raffaele Guariniello ne ha contate 3.289. Per ripararle il Comune ha stanziato 831mila euro, che devono bastare per ga­rantire tutti gli interventi del 2016. Una lotta impari, se si considera che per la manu­tenzione ordinaria nel 2002 si erano spesi 7,5 milioni di euro. Una sforbiciata del 90% con risultati che sono sotto gli occhi (e le ruote) di tutti. E i tagli potrebbero essere all’origine del crollo di un cancello di un sottopasso che porta da via Gottardo al parco Sempione, che ieri ha travolto un gruppo di 15enni. Poteva essere una tragedia, per fortuna alla fine il bilancio si è ridotto a un naso rotto, qualche contusione e tanta paura. L’autorità giudi­ziaria ha messo sotto sequestro l’area, per cercare di individuare le responsabilità. Poco più di dieci giorni fa, al mercato ittico di Porta Palazzo, un altro cancello era venuto giù, pare a causa dell’assenza di un dispositivo di blocco e di fine corsa, colpendo due bimbi di 4 e 6 anni che stavano giocando lì vicino. Per quell’incidente tre dipendenti del Comune di Torino – due dirigenti e un direttore – sono stati accusati dalla procura di lesioni per­sonali colpose. E mentre la procura indaga, Torino continua a cadere a pezzi.

 

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