Il Borghese

Identità inghiottite dal nulla

L‘impronta di un piedino, con l’annotazione del peso alla nascita, il numero di poppate… Alle volte potrebbe bastare questo per riem­pire, almeno in parte, quella sorta di buco nero che molti hanno nella propria esistenza. Il buco nero delle proprie origini, quel segreto per cui non basta neppure la legge a sconfiggere la burocrazia. Già perché le normative ora concedono a quei figli non riconosciuti dalle madri al momento del parto, ormai divenuti adulti, di cercare quella donna che ha dato loro la vita. E a questa donna viene riconosciuto il diritto di non cambiare idea, di non svelare la propria identità neanche a distanza di un quarto di secolo. Così, per i richiedenti, resta la pos­sibilità di avere la copia della cartella clinica in ospedale, una scheda con appunto l’impronta del piedino e al­cuni dati medici. Non è certo pensabile che possa ba­stare a colmare un buco e a rispondere a tutti gli interrogativi, certo. Anche quelli di ordine medico: immaginate la difficoltà per una persona adottata di ricostruire la propria esatta anam­nesi familiare. Se poi a complicare il tutto ci si mette la burocrazia e i suoi complicati passaggi… Perché non esi­stealtra motivazione logica per capire come sia possibile che la documen­tazione di molti casi di questi figli adottati sia scomparsa, svanita nel nulla. Si tratta delle ” buste chiuse”, plichi sigillati che contengono i nomi secretati e assenti persino nei registri informatici.
  Capita così che le domande riman­gano senza risposta, che nell’oscurità non giunga la luce. Poi si potrà dire che la famiglia di ognuna è quella con cui si cresce, quella che dà il sostegno fondamentale ai primi anni, l’amore prima di tutto. Ma l’interrogativo più
 pressante per ogni essere umano, quel­lo del chi si sia realmente, è legato anche ad altri fattori, ad altre si­tuazioni. C’è chi può accettare tutto questo, chi invece ha bisogno di sa­pere tutta la realtà. Viene in mente quel personaggio di Pavese, ne ” La luna e i falò” che cerca ossessiva­mente le proprie origini, il segreto della sua nascita e di suo padre. A lui Nuto, l’alter ego, il Pinolo Scaglione di Santo Stefano Belbo, replica soltanto « Tuo padre sei tu » . L’adulto che è padre di se stesso in quanto realizza e modella la propria vita secondo aspi­razioni, difficoltà, successi e asperità. Cui però deve essere concesso di conoscere ciò che è legato al passato. Ma è ben chiaro come sia inadeguata l’attuale normativa – tanto che si rende necessario un intervento del legisla­tore, ormai -, proprio come appaiono antichi, vetusti e superati quei plichi cartacei che, pur contenendo infor­mazioni preziosissime, possono essere perduti, cancellati, distrutti dalla di­strazione, da un trasloco, dall’i m­perizia, forse anche solo dal tempo che passa. 
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