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Torino: catene e fumogeni sul ponte, anarchici contro la movida

C’erano tutti la notte scorsa all’una davanti al Gran Bar di piazza Gran Madre. Erano lì non certo per la movida dei Murazzi. Ma per protestare al grido «Tutti liberi», come scritto nello striscione che hanno srotolato da una parte all’altra del ponte sul Po.Libertà per gli anarchici inquisiti, alcuni finiti in manette il 12 maggio scorso, accusati dei disordini a Barriera di Milano avvenuti nel dicembre dell’anno appena passato. Loro, gli anarco-insurrezionalisti Luca Germano, Davide Negri, Luigi Giani, Fabiola De Costanzo, Andrea Geraldi, Alberto Corrado, Luca Abbà, Andrea Colombo, Niccolò Cravero, Luigi Giroldo, Fabrizio Maniero, Matteo Padovano, Guido Roggero e Gianluca Serra sono finiti nei guai, individuati dagli investigatori della Digos per quella notte di “guerriglia urbana” che ha segnato il 2009.Una battaglia senza esclusione di colpi, di quelle che a Torino non se ne vedevano da un pezzo, se non fuori dall’Olimpico e a opera solo degli ultrà di turno. Un blitz, quello della notte scorsa, particolarmente significativo. Il traffico è stato bloccato, i manifestanti hanno chiuso il ponte con una catena, esposto striscioni, acceso fumogeni, urlato slogan. Si sono fatti vivi alla vigilia della Festa della Repubblica e pochi giorni prima dell’arrivo a Torino del Presidente Giorgio Napolitano.Una occasione per annunciare, in modo assolutamente visibile, la ripresa minacciosa delle attività delle cellule anarchiche torinesi che molto preoccupano le forze dell’ordine. Ma un aspetto particolare della protesta emerge proprio dal luogo e dal momento che gli insurrezionalisti hanno scelto. La precollina torinese, come loro stessi hanno poi sottolineato sul sito Internet Indymedia, «il cuore della Torino-bene» vissuta di notte dai rampolli delle famiglie dell’alta società che tirano tardi nei locali alla moda lungo il fiume.Una radicalizzazione della protesta e, forse, il preludio a possibili scontri. È stato scelto il luogo simbolo della movida dei ricchi per sottolineare la diversità «tra noi e loro»: tra chi spende e spande senza difficoltà e chi vive e soffre la periferia e i ghetti della cittàbardesono@cronacaqui.it

 

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