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Il Borghese

Grazie di tutto, Caporalmaggiore

Dal fronte dell’Afghanistan arriva una mail: «La festa della Repubblica è anche la nostra festa. Noi siamo qui a garantire la libertà delle nostre mogli, dei nostri figli e della nostra patria. E siamo fieri di farlo, anche se qualcuno ci chiama ancora mercenari, peggio soldati di ventura…» Chi scrive è un Caporalmaggiore, alpino di nascita e di tradizione, uno delle nostre montagne. È alla sua terza missione con la divisa cucita sulla pelle e ha visto i suoi compagni soffrire il caldo e la sete, li ha visti avere paura ma reagire con orgoglio. E li ha visti stringere i denti coperti di sangue. E anche morire.Era lì, a pochi metri di distanza quando il blindato Lince è saltato in aria con quattro suoi commilitoni. E si è gettato a terra, con l’arma in pugno, per difendere quei corpi inermi da un nemico invisibile quanto vigliacco. E ha pianto quando le bare di Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio sono sfilate di fronte al picchetto d’onore poco prima di essere issate sul C 130 che li ha riportati a casa. C’è tutto in questa mail dal fronte. C’è orgoglio, dolore, consapevolezza di una missione di pace ch sia fa, purtroppo con le armi in pugno. E dunque ci pare giusto, ma soprattutto onesto, pensare che la festa del 2 giugno che celebra la nascita della nostra Repubblica, trovi un nuovo simbolo in questi uomini e in queste donne che sono un ideale avamposto della nostra patria là dove i principi fondanti della nostra democrazia stentano ad attecchire, come pianticelle malate.In Afghanistan, ma anche in Kosovo, in Libano, a Timor e in tante altre località lontane e inguaiate da guerre civili, i nostri ragazzi non sono visti come guerrieri e là nessuno tra la popolazione che viene aiutata e soccorsa ogni giorno, li vede come soldati di ventura. E allora mentre ci emozioniamo ancora ragazzi di fronte ai plotoni che sfilano in parata, alle bandiere che sventolano con la forza delle braccia, o alziamo gli occhi per fissare anche solo per attimo le frecce tricolori che tagliano il cielo, perchè non andare con la mente a chi, proprio in quel momento onora la sua divisa con il sacrificio del fronte. Perché di fronte si tratta, laggiù nei deserti della democrazia, con vecchi e bambini inermi e un nemico subdolo e malvagio alle spalle. Grazie caporale per le sue parole. E per il suo esempio.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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