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«Volevo pugnalarmi per far parlare di me e invece l’ho uccisa»

Adesso ricorda, adesso ha capito. «Ho ucciso mia moglie, ma non ne avevo alcuna intenzione. Avevo nascosto il coltello nella ventiquattrore perché desideravo compiere un gesto eclatante: pugnalarmi di fronte all’assistente sociale per attirare l’attenzione sulla mia disperata situazione familiare». Ma il piano non ha funzionato, quel piano apparentemente geniale e messo a punto con estrema attenzione è miseramente naufragato.Seduto di fronte al pubblico ministero Andrea Bascheri, Gianpiero Prato racconta la verità, la sua verità. Lo fa per la prima volta dal giorno della tragedia, lo fa nell’ufficio del magistrato al sesto piano del Palazzo di Giustizia di Torino, dove si ferma per quasi due ore. In quella stanza c’è pure il suo legale di fiducia, l’avvocato Giacomo Francini. Il trentottenne informatico è accusato dell’omicidio della moglie Cristina Rolle, 33 anni, massacrata con cinquanta coltellate nella sede del Cisap di Collegno. Lì, presso il consorzio intercomunale servizi alla persona, l’11 maggio scorso Gianpiero e Cristina stavano discutendo con l’assistente sociale sulle difficoltà incontrate negli ultimi due anni, da quando, nel 2008, avevano deciso di separarsi. La separazione era poi arrivata, puntuale, un anno fa. «Non volevo ucciderla, non volevo farlo. È successo all’improvviso, non ho capito nulla. Ho afferrato il coltello e l’ho colpita». Gianpiero ha colpito Cristina, l’ha pugnalata un’infinita di volte. Almeno cinquanta. «Volevo pugnalare me stesso e non lei, volevo solo fare un gesto eclatante, attirare l’attenzione su di me, su di noi, sulla mia situazione familiare, sulle difficoltà che incontravo quando desideravo frequentare le mie bambine».E proprio quando il discorso è scivolato sulle figlie, l’atmosfera è diventata all’improvviso pesante, l’aria irrespirabile. Il clima rovente. Qualche giorno prima, infatti, Cristina non aveva invitato Gianpiero al saggio di danza di una delle due bambine. Lui non l’aveva presa bene. «E poi, ancora, Cristina non voleva che le bambine incontrassero i miei genitori, i loro nonni paterni. Cristina non voleva neppure che se ne parlasse». Gianpiero non gradiva, non capiva. Non sopportava più l’atteggiamento tenuto dalla ex moglie. E si è scagliato su di lei, le ha scaricato addosso rabbia e tensione accumulate nell’ultimo periodo. L’ha colpita, ha continuato a colpire per un tempo che è parso infinito. Una, due, tre coltellate. Alla fine le coltellate erano almeno cinquanta. «Ma non volevo, non volevo che finisse così. Non so cosa mi sia accaduto, quale strano meccanismo sia scattato nella mia mente». Toccherà adesso al consulente psichiatrico del pubblico ministero studiare quella mente e trovare le risposte.Giovanni Falconieri

 

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