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Il Borghese

Anche in politica pagano i piccoli…

Due notizie: una buona e una cattiva. Quella buona: sindaci, presidenti delle province, assessori e consiglieri costeranno di meno alla moltitudine inerme dei comuni mortali. Un taglio tra il 10 e il 25 per cento che se serve a poco nell’azione di recupero della moneta da parte dello Stato, di fatto rompe la tradizione che in tempi bui a pagare siano sempre i soliti. Cioè noi.Quella cattiva: mentre i piccoli (non lo dico per offendere) politici nostrani chinano il capo di fronte alle direttive romane, non c’è certezza che a fare lo stesso siano anche i grandi, cioè deputati e senatori che occupano (e spesso disertano) gli scranni di velluto di Camera e Senato. Dico che non c’è certezza perché ieri, mentre ci accingevamo a scrivere, di questo beneamato testo della manovra da 24 miliardi di euro, non si trovava praticamente traccia.Il sito del Governo era in tilt, le agenzie erano fumose e soprattutto incomplete, proprio come le dichiarazioni dei diversi schieramenti politici. Insomma alla domanda «ma deputati e senatori si sono tagliati lo stipendio?», ci si trovava di fronte ad un coro di sì, no, ma non subito… forse dopo. Tranquilli, i tagli ci saranno, anche per i grandi: 10 per cento in meno sullo stipendio. Ma non da subito. Idem dicasi per i consiglieri regionali.Per assaporare anche i loro tagli bisognerà attendere. Forse fino al prossimo anno quando verranno ridotti anche gli emolumenti dei magistrati e degli alti papaveri dello Stato. Comprensibile allora il mugugno dei piccoli, quelli di cui sopra, per i quali la politica è più o meno un secondo lavoro, un modo insomma per coniugare la passione e l’impegno con un emolumento paragonabile spesso ad un altro stipendio. Con, in ordine di notule sul taccuino, le seguenti osservazioni: rischio non trascurabile della partecipazione a consigli e commissioni visto che sono stati aboliti i gettoni di presenza (che fino a ieri erano pane quotidiano), livellamento tra chi fa politica con impegno e chi invece non onora il mandato degli elettori, rappresentanza democratica riservata a pensionati, benestanti e casalinghe soprattutto nelle circoscrizioni dove l’emolumento per i consiglieri è sparito del tutto. Traducendo, rischiamo di trovarci con il territorio sguarnito e gli enti locali che arrancano tra assenteismo e un rassegnato tran tran quotidiano. Di qui una domanda: visto che le casse dello Stato non si rimpinguano certo con queste manovrine, non sarebbe meglio cercare i quattrini là dove sappiamo che ci sono, tagliando con l’accetta gli sprechi e le consulenze d’oro, procedendo poi al dimezzamento dei parlamentari, all’abolizione degli enti inutili, e alla pioggia di regalie agli amici degli amici, da Roma in poi? Temiamo che il pettine sia a denti larghi e che molte zecche resteranno appese alla pelliccia dello Stato. Come al solito pagheranno solo i piccoli. E ci toccherà una volta tanto stare dallo loro parte.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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