Il Borghese

Un gesto contro la solitudine

Voglio ringraziare due persone: Cristiana e Marilena. Sono due lettrici che ci hanno scritto dopo i nostri articoli sulla situazione delle mense per i poveri chiuse nella città agostana. In particolare, a colpirle è stata la vicenda di quella madre di famiglia che non ha potuto chiedere aiuto neppure alla parrocchia e così si sono offerte di mandarle dei pacchi di cibo e addirittura del vestiario. Ma soprattutto le due lettrici hanno chiesto l’anonimato, ché la bontà non vuole pub­blicità né vetrine. Il loro è stato un gesto spontaneo e genuino, di quelli che fanno bene al cuore. Anzi, una delle lettrici, proprio per far notare come non vi sia nulla di eccezionale nel suo intervento, ha precisato « già lo faccio per il Cottolengo » . Il motivo per cui mi rivolgo a queste due signore, oltre che per ringraziarle, è perché il loro gesto rappresenta la conferma del rap­porto che in tutti questi anni si è creato tra il nostro giornale e voi: ogni volta che dalle nostre colonne abbiamo trat­tato un argomento particolare, magari incentrato su questioni di solidarietà e di ricerca di aiuto, voi lettori avete risposto in maniera significativa. È suf­ficiente ricordare la nostra campagna degli anni passati per raccogliere sacchi a pelo da distribuire ai clochard nelle fredde sere d’inverno: la nostra re­dazione, in quei casi, è stata lette­ralmente riempita di sacchi e coperte da distribuire. Come detto, sono episodi che ci rendono lieti, perché significano che adempiamo – tutti insieme, noi e voi – a uno dei ruoli sociali che un giornale popolare può e deve rivestire, soprat­tutto quando è realmente calato nella realtà e nelle dinamiche della città di cui parla. Il rovescio della medaglia, neppure a dirlo, è che ancora una volta sono i privati, le persone comuni a muoversi per andare incontro, come samaritani, a quelle più sfortunate, quelle che attraversano un momento di difficoltà, che hanno solo bisogno ma­gari di una spinta o di una mano che le aiuti a rialzarsi. Ma forse è giusto così. Ci si aiuta a vicenda quando ci si riconosce vicendevolmente in difficol­tà, quando si pensa che in due, facendo un passo alla volta assieme, magari anche la strada più irta sembri più breve. Perché nella povertà o nel di­sagio sociale c’è anche un altro nemico, ancora più subdolo, che tenta di schiac­ciare a terra chi prova a rialzarsi, che intimidisce chi è convinto di aver scorto una luce in fondo al tunnel: è la solitudine. Solitudine degli anziani con pensioni da fame; dei malati e delle loro famiglie; di tutti quanti vengono ri­tenuti disadattati; di quelli senza lavoro magari a 50 anni, sbattuti fuori dal sistema produttivo e con addosso la sensazione, appunto, di essere ormai inutili. Ogni piccolo aiuto, un gesto di bontà, un abbraccio, una mano tesa: quanto basta molto spesso per non sentirsi soli e abbandonati. E per rin­graziare chi compie questi atti le parole non bastano.
Tw i t t e  M o n t i c o n e

 

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