Il Borghese

Se si impoverisce la bontà

L‘analisi del direttore della Caritas, Pierluigi Do­vis, sulla questione dei poveri soli in città ad agosto è estremamente semplice: anche i vo­lontari vanno in ferie. L’enunciato è assolutamente illuminante, ma rischia di avere conseguenze gra­vissime per la stabilità del nostro sistema-Paese. Im­maginate cosa succederebbe, in Italia, se tutte le cose che ora sono affidate al volontariato e all’iniziativa o al buon cuore dei privati dovessero cadere, se il fiume della solidarietà si prosciugasse… Improvvisamente lo Stato dovrebbe occuparsi di problemi che ha sempre demandato ad altri. Lo scriviamo spesso, lo dicevamo anche ieri: le istituzioni si affidano troppo ai privati – anche senza fini di lucro, ma questo è un altro discorso – e non af­frontano strutturalmente le emergenze. Come quella della povertà. Le cui criticità sono tanto drammatiche quanto ovvie: fe­rie a parte, diminuiscono le donazioni di cibo perché anche le famiglie normali si sono impoverite a loro volta e, per quanto il cuore sanguini, quando si tratta di rinun­ciare a qualcosa si mette nell’elenco anche la beneficenza. Certo, pare brutto e po­liticamente scorretto affermarlo, ma è pro­prio quello che accade. O ci si illudeva che fosse diverso? Certamente qualcuno rite­neva che le donazioni che reggono l’intero sistema fossero quelle dei grandi eventi benefici pieni di Vip – che anche la “spesa solidale” la fanno in boutique alimentari, mica al discount -, invece ciò che tiene in piedi il sistema è la scatoletta di tonno o il pacco di pasta lasciati dalla famigliola il sabato pomeriggio. E la cura dei senzatetto finisce per dipendere dalle ore libere di una pensionata. Pensate solo quale ca­tastrofe sia stata per il sistema del vo­lontariato e dell’assistenza la fine del ser­vizio di leva obbligatorio, con conseguente decimazione anche di quanti sceglievano il servizio civile. Incredibilmente lo Stato ha dovuto accorgersi di aver bisogno di uomini e donne per accompagnare i di­sabili con le vetture della Croce Rossa ­sorpresa: non si guidano da sole -, per servire alla mensa dei poveri – altra sor­presa, ministri e figuranti assortiti ci vanno solo con i fotografi -, per avere cura persino dei monumenti e del patrimonio culturale che si lascia andare a pezzi… Davvero ci si poteva immaginare scenari differenti, a lungo andare, quando si continua a im­poverire chi già è povero e a infierire sul ceto medio? D’altronde, a sentir parlare di imposta patrimoniale in Parlamento viene a tutti l’itterizia: sia mai che si pensi di andare a effettuare un prelievo forzato nelle tasche di quanti superano di un bel po’ la cifra necessaria a far sopravvivere quattro o cinque generazioni… Viene da sorridere pensando a quanto si impieghi per far ripartire cantieri e grandi opere per spingere l’economia e quanto poco basti per mandare in frantumi la fragile as­sistenza che viene dalle persone di buon cuore. Servono miliardi per mantenere l’apparato statale e basta togliere 20 euro al mese a un pensionato, un precario o un impiegato perché, il giorno della raccolta di cibo al supermercato, finisca per sop­pesare quella scatoletta di tonno in più.

 

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