Il Borghese

La sofferenza non è da Oscar

La malattia mentale non è qualcosa che prevede sempre un lieto fine, come il Premio Nobel per John Forbes Nash jr oppure l’Oscar al film in­terpretato da Russell Crowe sulla sua vita. La malattia mentale, soprattutto nelle sue forme più subdole come quelle che consentono una vita all’apparenza quasi normale, è qualcosa che distrugge le persone, le fa­miglie, che imbarazza la società impossibilitata a rap­portarsi a schizofrenia o deliri paranoidi. Ne sono un esempio gli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari chiusi per legge, ma la cui funzione accessoria o sostitutiva della pena viene ancora utilizzata dalla magistratura. Perché sarebbe troppo facile considerare guarita la follia per legge. Si tornerebbe ai tempi della legge Basaglia, che ha sì cancellato strutture di cura o contenimento che avevano un che di me­dievale ma non ha aiutato a risolvere i problemi dei sofferenti e dei loro familiari. Ora di malattia mentale, di sofferenza, dobbiamo scrivere, e a caratteri cubitali, perché un uomo è morto. E così possiamo scoprire che dei vari Tso, i trattamenti sanitari obbligatori, che vengono disposti ed eseguiti nella nostra città praticamente nessuno è contestuale all’ordinanza del sindaco – per legge la massima autorità in materia sanitaria di un comune -, la quale arriva solitamente dopo. Un po’ come un arresto in flagranza di reato, o il fermo di un indiziato di delitto, che solo succes­sivamente viene convalidato da un giudice magari con un’ordinanza di custodia cau­telare. Ma qual era il crimine di Andrea Soldi? Quello di soffrire? Di rifiutare le cure, che è poi una delle componenti della malattia? O semplicemente di vedere gli extraterrestri? Quante persone c’erano, l’altro giorno, a cercare di caricarlo su un’ambulanza? Due medici, tre vigili ur­bani e l’equipaggio del 118. Per grosso che fosse Andrea, o agitato, possibile che tutte queste persone non fossero in grado, una volta che l’uomo era sull’ambulanza, di togliergli le manette e utilizzare, al limite, le cinghie contenitive della barella? I vigili dicono che è stato un medico a chiedere loro di ammanettare Andrea Soldi. Ma un medico dovrebbe immaginare che la co­strizione delle braccia dietro la schiena, per una persona del peso e della stazza di Andrea, rappresenta un grave rischio in termini respiratori e cardiaci. Infatti è stato anche spiegato che in ambulanza avreb­bero voluto liberarlo, ma le chiavi le ave­vano gli agenti che erano sull’auto che seguiva. Chiunque parli in questa vicenda, finora, sembra dire che dal proprio punto di vista la procedura e la prassi sono state eseguite come al solito. Un po’ come dire che un intervento chirurgico è riuscito per­fettamente, ma il paziente è morto. E forse il dottor House potrebbe anche dire «Bene, l’autopsia ci darà la risposta», ma tor­niamo al punto di partenza: che dolore e sofferenza ricevono Oscar e Golden Globe solo al cinema e in televisione. Nella realtà, non funziona mai così. E le famiglie di un sofferente psichico potrebbero testimo­niarlo ogni dannato giorno. Nella solitu­dine di una battaglia quotidiana cui sono costretti. Senza gli applausi del pubblico.

 

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