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Cronaca

La Cassazione: vietato rimpatriare i terroristi tunisini

I terroristi tunisini? Do­po aver scontato la loro condanna potranno rima­nere in Italia. La decisio­ne, destinata a far discute­re così come fece l’asilo politico concesso e poirevocato in extremisall’imam di viale Jenner, questa volta arriva dai giu­dici della Cassazione. La Tunisia, infatti, pratica ancora la tortura – spiega­no i giudici – ergo bisogna stoppare il rimpatrio dei detenuti, anche se ex ter­roristi. Almeno fino a quando la tortura in Tuni­sia non verrà abolita.LE TORTURE«Il governo italiano e tutte le istituzioni della Repub­blica, compresi gli organi giurisdizionali nell’ambi­to delle rispettive compe­tenze, e specificamente in materia di mi­sure di sicurez­za, il magistrato di sorveglian­za », non posso­no ordinare il rimpatrio di im­migrati tunisini che abbiano commesso reati in Italia, per i quali oltre alla condanna èprevista anchel’espulsione. Lo sottolinea la Cassazione (sentenza 20514), ricordando che l’ordine di non rimpatriare gli immigrati verso la Tu­nisia è una «inibizione ob­bligatoria » diretta al go­verno italiano ed emanata dalla Corte europea dei Di­ritti dell’Uomo. Così la Su­prema corte ha detto “no” all’espulsione in Tunisia di quattro immigrati con­dannati dalla Corte d’assi­se d’appello di Milano il 10 novembre 2008, per ter­rorismo e appartenenza a una cellula del gruppo sa­lafita. I Supremi giudici rilevano che il divieto vale «fino a quando non so­pravvengono in Tunisia fatti innovativi idonei a mutare la situazione di al­larme descritta nella deci­sione della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, tali da offrire affidabile e con­creta dimostrazione di ga­ranzia di pieno rispetto» del divieto di tortura. La misura dell’espulsione potrà, eventualmente, es­sere sostituita «con altra misura di sicurezza». Il verdetto della Suprema corte si riferisce al ricorso presentato da sei imputati di terrorismo di nazionali­tà tunisina, nei confronti di quattro dei quali era stato emesso l’ordine di espulsione al termine dell’espiazione della pe­na. Nessuno di loro, stan­do ai Supremi giudici, po­trà essere espulso, in quanto si ricorda che, in Tunisia, viene praticata la tortura «spesso durante il fermo e allo scopo di estor­cere confessioni » , con ” t ecn ich e” che vanno «dalla sospensione al sof­fitto alle minacce di vio­lenza sessuale, passando per le scariche elettri­che, l’im me r­sione della testa in acqua, le per­cosse e le bru­ciature di siga­retta » . Tutte « pratiche che senza alcun dubbio raggiun­gono la soglia di gravità richiesta da ll’art. 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo» che ne vieta l’uso.TERRORISTIPer quanto riguarda gli im­putati tunisini, la Cassa­zione ha confermato la condanna per Arman Ahe­med el Hissini Helmy (tre anni e otto mesi), Maaouy Lofti Ben Sadok (due an­ni), Ben Yahia Mouldi Ben Rachid (10 anni), Hekiri Hichem Nem Mohamed (cinque anni e sei mesi), Kneni Kamel (cinque an­ni) e Sahraoui Nessim Ben Romdhane (sei anni). Nei confronti di Sahraoui è stata annullata la condan­na di primo e secondo gra­do, per errori nella dichia­razione di contumacia. Per gli ultimi quattro imputati l’espulsione non potrà es­sere eseguita.[m . v. ]

 

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