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LA RECENSIONE – Dying Light (Ps4, Xbox One, Pc)

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Se c’è qualcosa che sembra non stancare mai gli appassionati di videogiochi sono gli zombi. Lo sanno bene i ragazzi di Techland che dopo il successo di Dead Island hanno pensato di lanciarsi in una nuova avventura ma senza abbandonare i cari vecchi morti viventi. Ecco quindi Dying Light, ennesima variazione sul tema che incredibilmente riesce ancora ad aggiungere qualcosa a un genere che si pensava ormai fosse stato esplorato più che a fondo. Insomma, ecco il primo vero gioco da non perdere di questo 2015.

LA TRAMA
Un misterioso virus derivato dalla rabbia ha trasformato la tranquilla città mediorientale di Harran in un cimitero. Il problema è che i morti invece di starsene in obitori e cimiteri camminano lungo strade e viali. E il loro interesse principale non è guardare le vetrine ma cercare di azzannare quei pochi che ancora non sono caduti vittima della malattia. Per evitare l’ulteriore propagarsi del contagio, le autorità hanno deciso di chiudere ogni accesso ad Harran e di isolare la popolazione: impossibile per tutti entrare o uscire dalla città, tranne che per una sola persona: Kyle Crane, un agente che viene spedito oltre le barriere pochi giorni prima che il problema venga risolto in maniera radicale, cioè distruggendo completamente città ed abitanti, a prescindere che siano vivi o no. La missione di Crane è quella di rendersi conto della situazione, informare i propri superiori e recuperare un documento militare segreto.

Una volta ad Harran, Crane raggiunge una torre abitata da un gruppo di sopravvissuti e si mette al lavoro per conquistare la loro fiducia. Per farlo c’è solo un metodo: uscire all’esterno del grattacielo e compiere missioni indispensabili per la sopravvivenza del gruppo, a cominciare dal reperimento di dosi di Antizin, un medicinale che rallenta l’infezione che viene paracadutato ai sopravvissuti insieme ad altri generi di prima necessità.

Non andiamo oltre nel racconto della trama per non rovinarvi la sorpresa. Possiamo però dire che le 35 ore circa dell’avventura (che diventeranno molte di più se vorrete completare il gioco al 100%) non vi annoieranno di certo anche grazie a un protagonista dal doppio volto, spietato nell’eseguire gli ordini dei suoi superiori ma molto più “umano”nei suoi rapporti con i sopravvissuti.

IL GAMEPLAY
Dying Light è un open world, quindi una volta terminato il rapido tutorial potrete uscire dalla torre e muovervi liberamente nella città di Harran, alla ricerca di missioni principali e secondarie da completare. Liberamente mica tanto però: le strade pullulano di zombie e voi disponete solo di armi di fortuna. Ma il vostro asso nella manica è un altro: la vostra abilità nel parkour, che vi permette di arrampicarvi su tetti, balconi, cornicioni e pali. Infatti la stragrande maggioranza degli zombie non brilla di certo per la propria abilità fisica e quindi per aggirarli basterà passare sulla loro testa, saltando da un tetto all’altro. Non sottovalutateli però: spesso si muovono in gruppo e ritrovarvi in mezzo a loro nella maggior parte dei casi si rivelerà fatale. Anche per questo tra le vostre capacità c’è quella di assemblare i vari oggetti che troverete in giro per la città per ottenere armi e altri oggetti utili, dai medikit con cui curare le vostre ferite ai petardi, che servono proprio a distrarre interi gruppi di zombie che si muoveranno verso l’origine del rumore consentendovi di aggirarli.

La ricerca di oggetti e il sistema di crafting sono due delle caratteristiche principali del gioco. Passerete molto tempo a rovistare in bauli, armadi, auto, case abbandonate per cercare tutto quello che può essere in qualche modo riutilizzato. In più troverete anche qualche progetto che vi consentirà di assemblare i vari oggetti per ottenerne di nuovi o per potenziarne altri. Ad esempio, potrete trasformare una normale spranga in un bastone elettrico, in grado di fulminare gli avversari. Tutte cose ancora più utili alla luce del fatto che le armi si consumano: a forza di colpire zombie, un bastone finirà per rompersi e a quel punto dovrete sostituirlo o, in alcuni casi, potrete anche ripararlo. E allo stesso modo, di pari passo con le armi si consuma anche la vostra energia: attaccare uno zombie richiede una serie di colpi, il cui numero varia a seconda di arma, avversario e del punto in cui lo colpirete. Mentre attaccherete però la vostra energia calerà rapidamente e questo renderà i vostri colpi progressivamente meno incisivi. Inutile dire che anche questo renderà particolarmente difficile affrontare più di un avversario alla volta: in questi casi, non disdegnate la possibilità di una onorevole fuga!

Particolarmente importante è l’alternanza giorno-notte. È infatti con il calare delle tenebre che nelle strade di Harran si affacciano i nemici più pericolosi, zombie mutanti molto più veloci e feroci dei loro “colleghi diurni”. Se siete costretti a muovervi di notte quindi dovete fare molta attenzione a non fare rumori e a sfruttare tutti i possibili ripari: richiamare uno di questi mutanti potrebbe infatti significare morte certa. Ad aiutarvi, in giro per la città, ci sono dei rifugi: zone sicure, a patto che le abbiate già ripulite in precedenza, in cui gli zombie non possono entrare e dove potete anche trascorrere la notte.

Concludiamo con l’evoluzione del vostro personaggio. Giocando, guadagnerete punti esperienza suddivisi, in base alle vostre azioni, in tre tipi: Sopravvivenza, Agilità e Forza. Non siete voi a dover scegliere, in quanto i punti si accumuleranno semplicemente in base alle vostre azioni e quindi al vostro stile di gioco. Al raggiungimento di determinate soglie, avrete poi la possibilità di sfruttarli per sbloccare abilità e potenziamenti secondo tre distinti alberi delle abilità.

IL COMPARTO TECNICO
Dying Light non delude neanche dal punto di vista tecnico. A colpire in maniera particolare è la realizzazione della città di Harran, concepita in maniera tale da offrire sempre un’ampia scelta di percorsi per arrivare alla propria meta. Questo significa anche poter scegliere diverse strategie, cosa che garantisce varietà e una discreta rigiocabilità al titolo. A proposito di longevità, bisogna segnalare la possibilità di giocare in modalità cooperativa e soprattutto il fatto che Techland ha regalato agli acquirenti del gioco l’espansione “Be the zombie”, una modalità multigiocatore competitiva che offre la possibilità di impersonare uno zombie e andare a caccia di umani prima che riescano a mettersi al sicuro in un rifugio: un bel modo per cambiare la prospettiva del gioco e garantire ulteriore divertimento anche al termine della campagna principale.

Notevole il comparto grafico. Ancora una volta, colpisce soprattutto l’ambientazione con l’alternanza giorno-notte, resa perfettamente da ombre e giochi di luce. Ottima anche la realizzazione dei personaggi e delle animazioni, anche se ogni tanto capita di imbattersi in qualche difetto come, ad esempio, uno zombie che camminando si incastra in un’auto. Ma sono problemi assolutamente saltuari e che non inficiano l’esperienza di gioco complessiva.

Una nota di merito per il buon doppiaggio in italiano mentre la colonna sonora si segnala per il saper accompagnare al meglio i momenti clou del gioco senza mai divenire troppo invasiva.

Dying Light è un gioco sviluppato da Techland e pubblicato da Warner Bros. Interactive Entertainment per Xbox One, Ps4 e Pc. La versione utilizzata per la recensione è quella per Ps4.

I VOTI
Grafica 9
Longevità 10
Audio 9
Multiplayer 8
Gameplay 9,5
TOTALE 9,25

 

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