I senegalesi spacciavano droga per armare il terrorismo islamico

28 Gennaio 2015

I consumatori di droga torinesi finanziavano i guerriglieri del Mali. L’hanno scoperto i carabinieri del nucleo investigativo di Torino che ieri pomeriggio, con uno spettacolare blitz in corso Emilia, hanno chiuso quattro anni di indagini che hanno portato all’arresto di 93 persone, alla denuncia di altre 106, al sequestro di decine di chili di droga e alla sconcertante scoperta che i soldi ricavati dalla cessione degli stupefacenti finivano in Mali, ai combattenti della guerra civile che sta insanguinando il paese africano e che vede opposte le forze “regolari” con quelle dei ribelli jihadisti.
dal senegal a torino
Un elicottero, decine di carabinieri, corso Emilia chiuso, phone center e kebab passati al setaccio, 45 persone identificate tramite le impronte digitali perché tra di loro – celato dietro un falso nome –  potrebbe nascondersi uno di coloro che sono riusciti a sfuggire alle forze dell’ordine. Il blitz dei carabinieri, scattato ieri alle 17, ha posto fine a un’indagine partita nell’estate del 2010, quando un detenuto senegalese ha chiesto di avere un colloquio con un esperto antidroga dell’Arma. L’uomo, che temeva di essere ucciso una volta fuori di galera perché aveva fatto “sparire” una partita di droga che gli era stata affidata, ha parlato per la prima volta di una potente organizzazione di narcotrafficanti con base in Senegal e che gestiva buona parte dello spaccio di droga a Torino. Criminali spietati che per riuscire a rintracciarlo non hanno esitato a uccidere il padre a Dakar e a mutilare la sorella di entrambi i piedi. Il senegalese, diventato quindi di fatto un pentito, ha spiegato agli investigatori che l’organizzazione aveva una struttura piramidale: alla base i pusher di strada e poi, salendo, gli spacciatori di medio livello, gli importatori, i grossisti e i capi. Lui era uno spacciatore da strada ed era a conoscenza che l’organizzazione a Torino poteva contare su oltre cento pusher, collocati in punti strategici della città (San Salvario, corso Principe Oddone e Barriera di Milano).
per la guerra in mali
Le successive indagini hanno permesso di portare alla luce una struttura costituita da una base logistica in Senegal, dove viene stoccato lo stupefacente proveniente dal Sud America e dove interi villaggi sono stati costruiti e si sostentano con il provento del traffico di cocaina. I bambini vengono costretti ad ingoiare quantità sempre maggiori di fagioli crudi, al fine di poter dilatare lo stomaco di coloro che saranno poi deputati a svolgere la mansione di “ovulatore”. Alcuni dei trafficanti si accontentano dei soldi facili guadagnati così e tornano velocemente in Africa, altri invece si fermano in Italia e tentano di scalare la piramide, cercando di avvicinarsi il più possibile al vertice dove i carabinieri hanno scoperto che si trovava Mohamed El Maloud Traore , 46 anni, appartenente alla potente tribù nomade dei Tuareg. Partito dalle sponde del fiume Niger, si è stabilito in Spagna da dove è riuscito a veicolare importanti flussi di cocaina sia in Italia che in altri paesi europei, non toccando mai personalmente un solo grammo di droga, ma occupandosi in prima persona del flusso di denaro ricavato dallo spaccio (almeno 2 milioni di euro l’anno). Dalle intercettazioni (di assoluta difficoltà a causa del rarissimo idioma Songhai utilizzato dai trafficanti) è stato possibile accertare che  Traore – arrestato in Spagna nel febbraio scorso – inviava nel proprio paese di origine gli introiti derivanti dal narcotraffico per finanziare la guerra in Mali. Proprio la difficile situazione politica nel paese africano ha poi obbligato l’organizzazione a cercare altri canali, trovandoli grazie a Gueye Maidor, un senegalese di 42 anni che è riuscito a importare ingenti quantitativi di cocaina provenienti in forma grezza direttamente da fornitori sudamericani, definiti da egli stesso «gente pericolosa, sono matti e per niente uccidono».
Le indagini hanno portato a far luce anche su alcuni episodi di cronaca nera del recente passato, come ad esempio lo scontro tra due bande di spacciatori avvenuto nel luglio del 2013 in un appartamento di via Malone, dove un gruppo di trafficanti proveniente dalla Lombardia cercò di rubare un chilo di cocaina ai grossisti torinesi. Lo scontro finì nel sangue: uno dei “lombardi”, colpito con 14 fendenti, fu portato dai complici all’ospedale di Chivasso, mentre uno dei grossisti, raggiunto da tre coltellate, riuscì a trascinarsi e a chiedere aiuto alla vicina caserma  dei carabinieri.

Claudio Neve