Il Borghese

L’omertà è il nostro peggior nemico

La criminalità non avverte la crisi. Anzi, proprio le difficoltà economiche che attraversano la nostra società pare abbiano creato alle mafie, soprattutto quelle straniere, un terreno ancora più fertile da coltivare. Nigeriani e cinesi, poi i supporter albanesi, romeni, sudamericani e nordafricani mettono insieme un business complessivo di oltre un miliardo di neuro l’anno. Frutto della prostituzione, ma soprattutto del traffico di droga e del riciclaggio. Gli italiani ci sono, ma agiscono più da grossisti. Insomma non si sporcano le mani e con le seconde e terze generazioni preferiscono i grandi lavori o, almeno, i subappalti. Questa è per sommi capi la mappa della furfanteria a Torino.
Una mappa colorata a tinte fosche che tuttavia spesso sbriga i propri affari nell’ombra, senza rumore. Insomma sottotraccia, proprio come faceva la mafia vecchio stile nell’America anteguerra. Basta osservare con attenzione le pagine di cronaca per scoprire che di costoro, che pure prosperano nel crimine, noi sappiamo poco o nulla. Quante volte vi è capitato di leggere la storia di un regolamento di conti tra cinesi? Forse mai. E il perchè sta nella capacità, tutta orientale, di proteggere da occhi esterni la loro comunità. Lo stesso discorso vale per i nigeriani che sono i gestori del traffico di eroina e cocaina. Gestori assoluti, crudeli e potenti, con alle dipendenze nordafricani, albanesi, e romeni. Negli anni, insomma, la nostra città ha cambiato pelle anche per quanto riguarda il crimine. Che si è organizzato come fanno le imprese e tollera con fastidio le piccole ruberie, gli scippi, le rapine da pochi soldi. Per loro noi siamo un gregge da tosare con vizi che vanno soddisfatti e incentivati sia per quanto riguarda gli stupefacenti, sia per quanto attiene alla prostituzione. Sia quella gestita via Internet, sia quella sui marciapiedi e sulle strade della provincia. Escort di lusso e schiave rispondono, direttamente o indirettamente, a padroni spietati. Chi sbaglia e le storie drammatiche sono tante, può pagare anche con la vita. O con lesioni permanenti. La polizia sa e agisce, prova ne sia la caccia ai killer di via Ormea conclusa con arresti a casa nostra e indagini complesse in Albania. Ma il numero crescente delle braccia del crimine imporrebbe nuove strategie anche da parte delle forze dell’ordine. Difficile infiltrare gli agenti, se non quasi impossibile; ancora più complesso immaginare che esistano, in questi clan, persone disposte a pentirsi e a collaborare in cambio di sconti di pena. Dunque la tutela del territorio deve necessariamente avvalersi di tecnologie avanzate, dove le intercettazioni telefoniche e ambientali sono solo l’antipasto, e della collaborazione dei cittadini. Per difenderci, anche se vi parrà strano, i veri poliziotti dobbiamo essere noi. Con gli occhi aperti e la forza di denunciare qualunque crimine. Anche il più piccolo. Perchè è l’omertà il nostro peggior nemico.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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