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Sesso con gli allievi, l’inchiesta di Saluzzo svelata dalle intercettazioni sul caso Musy

La prima volta il nome di Fabrizio Pellegrino sarebbe uscito da un’intercettazione telefonica legata all’indagine sul caso Musy, il professore universitario ucciso a colpi di pistola a Torino nel 2011,  un omicidio per il quale è in corso di il processo che vede imputato il faccendiere Francesco Furchì.
Il retroscena è stato svelato da una fonte vicina agli inquirenti che però non ha specificato se ad essere intercettato fu il professore saluzzese o altri che parlavano di lui nell’ambito di un commercio di materiale pedopornografico.
All’epoca furono eseguite migliaia di intercettazioni dalle quali spuntarono diverse notizie di reato (non legate al caso Musy) che sarebbero poi state trasmesse alle procure competenti; il caso di Pellegrino a quella di Cuneo che in seguito avrebbe unificato nello stesso fascicolo sia la denuncia contro il professore (già presente negli uffici giudiziari) che la segnalazione giunta da Torino e, secondo un’indiscrezione giornalistica, un’ulteriore informativa trasmessa da dalla Postale di Catania impegnata in una maxi inchiesta sulla pedopornografia. Reato, quest’ultimo, di competenza esclusiva delle procure distrettuali, da qui il trasferimento dell’inchiesta sull’insegnante di lettere nel capoluogo piemontese.
Intanto l’ormai ex presidente dell’associazione Marcovaldo (martedì il Cda ha nominato ad interim Elma Schena, nota giornalista di enogastronomia) ha richiesto ed ottenuto a tempo di record un periodo di un anno di aspettativa dall’insegnamento e i suoi legali starebbero per terminare la messa a punto della linea difensiva.
Appare probabile che il professore possa recarsi presto dal pubblico ministero per dire la sua. Ciò che conta, almeno da quel poco che è trapelato dai due studi legali che difendono Pellegrino, è evitare l’adozione di una misura cautelare, in carcere o ai domiciliari che sia.
E così l’aspettativa dall’insegnamento eviterebbe la possibilità della reiterazione del reato. In più, la sua decisione di parlare con il pm escluderebbe l’ipotesi del pericolo di fuga e le perquisizioni effettuate giovedì scorso presso i suoi domicili, non gli consentirebbero di mettere in atto azioni di inquinamento probatorio. Nelle mani dei carabinieri di Saluzzo, infatti, ci sarebbero intercettazioni e materiale fotografico sul qual l’indagato dovrà dar conto. «Ma sono disposto a pagare ed è giusto che paghi per gli errori che ho commesso – avrebbe detto il professore nell’ultimo Cda della sua associazione -, ma non per altro. Sono stato uno stupido, mi sono fatto incastrare». Ma Pellegrino, almeno finora, non ha detto da chi.
Infine è emerso come nel corso dell’ultimo anno scolastico il docente sia stato più volte accusato di inadeguatezza all’insegnamento da un rappresentante dei genitori, un agricoltore della zona padre di un alunno di Pellegrino, mentre i suoi legali hanno diffuso una nota nella quale sostengono che in passato il loro cliente non è mai stato oggetto di denunce per abusi sessuali.
bardesono@cronacaqui.it

 

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