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Spettacolo

L’avventurosa vita sentimentale del playboy torinese Giorgio Uberti Bona su CronacaQui Gossip del lunedì

“E quella, quella ragazza bruna chi è?”. Giorgio Uberti Bona posa per un attimo lo sguardo sulla pila di fotografie lasciata accanto al tavolo del suo bel salotto. “Mah, deve essere una mia fidanzata. Il viso me lo ricordo, il nome no”. Possibile se appunto ti chiami Giorgio Uberti Bona e sei l’ultimo playboy, l’unico playboy che Torino abbia mai avuto. “Perché qui non ci sono attrici come a Roma o modelle come a Milano. Questo è un posto dimenticato da Dio. E anche sul gossip di oggi avrei qualcosa da ridire”.

Però i giornali di gossip li leggerà pure…

“Ma oggi tutto è gossip. Tutto sguaiato, nulla a che vedere con l’eleganza dei nostri tempi. E poi noi avevamo delle dive: vogliamo mettere una Brigitte Bardot con una Belen…”.

 

Ma non ne corteggerebbe neppure una?

(lunghissima pausa di riflessione) “Non lo so, tra quelle famose forse nessuna. È tra le sconosciute che si trova ancora qualcosa”.

 

Ma lei, di donne, quante ne ha conquistate in vita sua?

“Eh, bella domanda. Ma fare la contabilità su certe cose mi sembra davvero poco elegante. I conti li lascio ad altri. Però posso dire che tra di loro ci sono due miss Universo e tre miss Mondo”.

 

La conquista di cui va più orgoglioso?

“Quella che mi ha preso di più era un’attrice francese, si chiama Valentine Monnier. Poi ce n’era un’altra, si chiamava Eve Corridane, che aveva fatto letteralmente impazzire i miei rivali. Erano folli di invidia”.

 

E quella che non è mai riuscita a conquistare?

“Posso raccontarle di quella a cui ho detto di no. Si chiama appunto Brigitte Bardot”.

 

Come, scusi?

“Proprio così. Ed è un no al quale ho ripensato migliaia di volte e per il quale soffro ancora. L’ho incontrata in un locale di Courcehevelle, in Alta Savoia, il “Rondpoint de pistes”. Io ero un ragazzino, avevo poco più di vent’anni, ed ero seduto al bancone quando l’ho vista entrare insieme con la sorella e con il regista Claude Lelouch. La proprietaria, Jacqueline Vessier, era una mia amica: a un certo punto mi si è avvicinata e mi ha detto “C’è Brigitte che ti vuole al suo tavolo”. E lì ammetto che ho avuto paura. Mi tremavano le gambe tanto ero spaventato. Alla fine ho approfittato di un momento di distrazione, sono andato al guardaroba, ho preso le mie cose e me ne sono andato”.

 

Ma qual è il segreto del fascino di un playboy?

“È il suo modo di vivere. Perché le donne sono attratte dall’uomo brillante, con tante donne al suo seguito, che sappia fare la bella vita, che sia allegro, simpatico. I soldi sono un dettaglio”.

 

Perché si può essere playboy anche senza i soldi?

“Sì, basta essere discretamente vestiti. E saper parlare”.

 

La frase che le fa cadere tutte ai suoi piedi?

“Anche a costo di mentire, bisogna dirle che non è il tuo tipo. E bisogna dirlo in maniera convincente: a quel punto saranno loro a far di tutto per cadere tra le tue braccia”.

 

E chi è stato, il più grande playboy di sempre?

“Dicono Porfirio Rubirosa, ma non l’ho mai conosciuto. Della mia compagnia, Gigi Rizzi era il più simpatico, ma il più bello, di una bellezza agghiacciante, era Franco Rapetti. E poi c’era un ragazzo, più giovane di loro, che alla fine hanno fatto entrare nel loro giro, la cosiddetta banda des italiennes, perché si accompagnava sempre con ragazze nuove e molto belle. Quel ragazzo ero io”.

 

Paolo Varetto

 

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