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La Franzoni torna a casa dai figli Concessi i domiciliari: “Sono felice”

Tra le 8.16 e le 8.24 del 30 gennaio 2002 finiva orribilmente la breve vita di Samuele, 3 anni appena. Alle 18.34 di ieri, oltre 12 anni dopo, comincia la nuova vita di sua madre, condannata per averlo ucciso e che ora ha ottenuto di scontare il resto della pena ai domiciliari. Da ieri Annamaria Franzoni «è libera nella persona» – come recita l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna – ed è già tornata a casa, dal marito Stefano Lorenzi, dai figli Davide e Gioele, di 19 e 11 anni.
Maglietta bianca, jeans, una borsa dell’Esselunga in mano, così Annamaria è tornata a Ripoli Santa Cristina, a bordo dell’auto dell’amica Elisabetta Armenti, dopo che il parroco don Nicolini l’aveva accompagnata con la sua Multipla grigia dal carcere a Sasso Marconi dove l’aspettavano per l’appunto Elisabetta con Gioele. Scortata da un’auto dei carabinieri, ha scansato l’assedio dei giornalisti ed è entrata in casa dalla porta sul retro, con i familiari a farle da “scudo” con gli ombrelli.
Ieri mattina il collegio giudicante presieduto da Francesco Maisto aveva sciolto la riserva di due giorni prima, quando in udienza era stata discussa la perizia del professor Augusto Balloni secondo cui «dopo poco più di dodici anni dal fatto si può sostenere che non vi sia il rischio che si ripeta il figlicidio». Certo la Franzoni dovrà continuare a seguire una terapia psicologica per affrontare quel percorso di «risocializzazione» di cui ha parlato proprio il professor Belloni nella sua perizia. Un supporto decisivo in questo – per farsi comprendere, i giudici ne parlano come delle rotelline per la bicicletta per aiutare i bambini a imparare a stare in equilibrio – potrà venire solo dalla sua famiglia.
Annamaria Franzoni aveva chiesto di tornare a casa – dopo che già aveva usufruito di alcuni giorni di permesso, nei mesi scorsi – per stare vicina al figlio minore. E i giudici hanno ritenuto, citando due diverse sentenze del Tribunale per i minorenni, che la sua capacità genitoriale sia intatta. E a norma di legge il beneficio della detenzione domiciliare può esserle concesso, avendo lei scontato un terzo della pena a 16 anni di reclusione, tenendo conto dei tre anni condonati dall’indulto e della «liberazione anticipata per giorni 315».
Rimangono dei dubbi. Il sostituto procuratore generale, nell’udienza di martedì, si era opposto alla concessione dei benefici, considerando che solitamente questa possibilità viene concessa nei casi di ravvedimento. Ma la Franzoni non si è mai pentita, per la semplice ragione che da sempre ha professato la propria innocenza. Per i giudici bolognesi, però, per questa concessione non è necessaria la confessione del crimine commesso.
Da ieri, quindi, Annamaria Franzoni è a casa. Ha l’obbligo del domicilio a Ripoli Santa Cristina e il divieto di tornare a Cogne. Deve proseguire gli incontri di psicoterapia con gli stessi esperti che l’hanno seguita durante la detenzione in carcere, mentre una volta alla settimana un assistente sociale dovrà effettuare una visita nella sua casa. Inoltre, un altro assistente sociale, incaricato dal Tribunale dei minorenni, dovrà verificare costantemente, recandosi presso la famiglia, le condizioni di Gioele.
«Non credo che sbaglierà più. Sono cambiate le condizioni: i bambini sono cresciuti, non ha più quella vita dura che spiega tante cose, non c’è più la solitudine di Cogne, ora i famigliari le sono vicini» ha commentato ieri l’ex procuratore capo di Aosta, Maria Del Savio Bonaudo. «I giudici hanno ritenuto che può tornare a casa – ha aggiunto – e quindi non credo che ci siano pericoli. Non sono una giustizialista. Questo è un caso sui generis, l’imputata era al tempo stesso vittima e carnefice, ha agito contro il suo bene più prezioso».
a.mon.-m.bar.

 

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