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Mamma strangolata nella sua casa davanti al bimbo di due anni

Marco ha pianto, ha pianto disperato e impotente mentre quell’uomo uccideva sua madre. Seduto sul suo seggiolone ha assistito senza poter far nulla mentre il killer la inseguiva, le metteva le mani al collo e stringeva, stringeva sempre più forte. Poi l’ha guardato mentre passava proprio di fronte a lui per aprire la porta di casa e scappava lontano, lasciandosi alle spalle un cadavere e un orfano di neanche due anni.
Lamia Saifi, algerina di 47 anni, viveva e lavorava in un alloggio al piano terra di corso Orbassano 118. “Centro estetico Khiali” c’è scritto sul campanello, ma i vicini di casa sussurrano che in realtà probabilmente lì dentro si faceva un altro lavoro. «Abbiamo sempre visto solo clienti di sesso maschile» hanno spiegato ai carabinieri del nucleo investigativo che ora stanno approfondendo anche questa pista. Una traccia che però resta tutta da verificare, visto che i parenti di Lamia hanno negato che lei praticasse il mestiere più antico del mondo.
Lamia è morta il 16 giugno, a trovare il suo corpo privo di vita è stata la sorella alle 4 del pomeriggio. Marco (il nome è di fantasia) era seduto nell’ingresso e per fortuna stava bene. «Morte naturale» ha detto il medico legale intervenuto sul posto. Ma alcuni particolari, a cominciare da quella porta d’ingresso lasciata spalancata, non hanno convinto né i militari, guidati dal tenente colonnello Domenico Mascoli, né il sostituto procuratore Patrizia Gambardella, che ha affidato al medico legale Roberto Testi l’incarico di eseguire un’accurata autopsia. E l’esame ha confermato i sospetti: sul collo della donna c’erano segni riconducibili a strangolamento.
E così le indagini sono ripartite da zero, con un’ipotesi di omicidio che dovrà trovare conferma dagli ulteriori approfondimenti chiesti dalla magistratura. I carabinieri hanno quindi esaminato con cura l’alloggio in cui la donna è stata uccisa, sentito parenti, vicini di casa e amici, acquisito i tabulati telefonici e cercato i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona. Il compagno di Lamia al momento dell’omicidio era all’estero – risiede in Francia – e quindi è stato subito depennato dalla lista dei sospetti ma tutte la altre ipotesi restano valide. «Lamia non aveva nemici, solo amici» spiegava ieri al telefono la sorella della vittima. All’interno dell’alloggio non c’era traccia di lotta e non sembra essere stato rubato nulla. La donna non ha precedenti e anche i parenti sembrano lontani da ambienti criminali. I militari partono quindi da quella porta che la sorella ha trovato spalancata ma senza segni di forzature: Lamia aspettava qualcuno? E’ stata lei ad aprire al suo assassino? Ad ucciderla è stato un cliente occasionale o qualcuno che invece ce l’aveva con lei per qualche motivo ben preciso? Tutte domande che aspettano una risposta, così come l’attende il piccolo Marco che a due anni appena ha subito uno shock che lo segnerà per tutta la vita.

Claudio Neve

 

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