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LA RECENSIONE – Wolfenstein: The New Order (Ps3, Ps4, Xbox 360, Xbox One, Pc)

Prima di Quake, prima di Doom, fu Wolfenstein. Il capostipite del genere più amato (e sfruttato) dei videogiochi – lo sparatutto in prima persona – torna sui nostri schermi con The New Order, titolo con cui Bethesda tenta di riportare in vita non solo i nazisti ma sopratutto una saga che ha letteralmente fatto la storia dei videogames. Operazione che tra l’altro fa da apripista ad un altro e ancora più importante ritorno, quello di Doom, il cui quarto capitolo è da tempo in cantiere nelle segrete stanze di Bethesda.

LA TRAMA
The New Order non è un seguito. Con questo titolo, Bethesda e gli sviluppatori di MachineGames ripartono da zero, con un reboot al centro del quale c’è ancora il sergente americano William Blazkowicz.

Per chi non lo sapesse, Wolfenstein narra un immaginario passato nel quale i nazisti non sono mai stati sconfitti dagli Alleati, ma al contrario sono riusciti ad espandere il proprio dominio al di fuori dei confini europei (e decisamente più in… alto, come vedrete nel corso dell’avventura). Il titolo ci proietta proprio in un 1944 nel quale la macchina bellica tedesca mette sul campo fantascientifiche armi robotiche cui, in realtà, sarebbe forse impossibile far fronte ancora oggi. Ma resteremo ben poco nelle trincee ad affrontare cani robot e altre stranezze simili visto che una scheggia ci metterà ben presto ko.

La morte non è però un’opzione prevista per William che si risveglierà più di quindici anni dopo in mezzo ad un vero e proprio incubo: non solo i nazisti hanno vinto ma non hanno neanche rinunciato ai campi di concentramento e alle loro visioni sulla superiorità della razza ariana. Naturalmente Blazkowicz non può accettare una situazione simile e parte per Berlino, con l’intenzione di riorganizzare la resistenza.

Non andiamo oltre per non guastarvi nessuna sorpresa ma già solo da questi accenni è evidente che la trama è uno dei punti di forza di questo nuovo Wolfenstein. Certo, non si può parlare di vera e propria novità: di nazisti vincitori ne abbiamo già visti parecchi, non solo nel mondo dei videogames ma anche in quello della letteratura. Ma qui la sceneggiatura è davvero notevole, con una perfetta alternanza di azioni adrenaliniche sullo sfondo di una società perfettamente ricostruita, tra scene di vita quotidiana e il coraggio di mostrare i campi di concentramento, scene di atrocità e violenze di vario tipo. Un mondo perfettamente coerente, nel quale immergersi non solo con le proprie azioni di guerra ma anche ascoltando le conversazioni, osservando i manifesti sulle pareti, leggendo testi e lettere, raccogliendo collezionabili. Un mondo affascinante nella sua crudeltà, tanto che quando spegnerete la console vi troverete a pensare: “Meno male che non è andata così”.

IL GAMEPLAY
Come abbiamo già detto, Wolfenstein è un titolo classico e saggiamente gli sviluppatori hanno deciso di mantenere un gameplay in linea con lo stile della saga. Preparatevi quindi a una visione di sparatutto un po’ “retrò”, che sicuramente farà piacere a chi – come chi scrive questa recensione – ha cominciato a giocare proprio in quegli anni ma che potrebbe inizialmente spiazzare un po’ i giocatori più giovani.

Preparatevi quindi a un gameplay frenetico: i nemici non vi lasceranno tregua, basando la propria pericolosità più sul loro numero che non sulla loro intelligenza. Non aspettatevi un raffinato sistema di coperture: in The New Order le vostre possibilità di sopravvivenza saranno direttamente proporzionali soprattutto alla velocità dei vostri riflessi e alla potenza delle vostre armi. Non a caso avrete a disposizione un gran numero di pistole e fucili di vario tipo, alcuni dei quali impugnabili anche due alla volta per abbattere senza troppi complimenti tutti coloro che vi si parano di fronte. A darvi una mano, proprio come ai vecchi tempi, ci sarà anche l’armatura che potrà essere rinforzata raccogliendo i bonus sparsi in giro.

Ovviamente però in vent’anni i giochi sono cambiati e MachineGames non ha ignorato i nuovi gusti degli utenti. E così Wolfenstein non è solo uno spara-spara. Le azioni frenetiche sono intervallate, ad esempio, da momenti in cui è accennato un approccio stealth, ad esempio quando dovrete avvicinarvi alle spalle di un generale nemico senza farvi vedere o sentire, per eliminarlo in silenzio senza che scatti l’allarme. Sarà però difficile resistere alla tentazione di estrarre un paio di enormi fucili (che vi portate dietro chissà come insieme a un vero e proprio arsenale) e falciare tutti coloro che hanno anche un solo vago aspetto ariano… 

Il consiglio è quello di esplorare con cura le aree di gioco. Non solo per il loro fascino ma anche perché in questo modo troverete armi, munizioni e armature. Per farlo potrete aiutarvi con la mappa richiamabile in qualunque momento durante il gioco. Attenzione anche ai medipack: ebbene sì, dite addio anche alla salute che si autoricarica al 100%, divenuta ormai lo standard degli sparatutto moderni e che in pratica rende davvero difficile morire. In Wolfenstein non vi basterà accucciarvi dietro a un muro e stare fermi per qualche secondo per tornare miracolosamente in piena salute dopo aver ricevuto in corpo tre o quattro pallottole, in quanto così ne ricaricherete proprio solo una piccola percentuale. Proprio come ai bei vecchi tempi, quando sarete feriti dovrete invece trascinarvi in giro alla ricerca delle cure necessarie, sbirciando dietro ogni angolo prima di lanciarvi una stanza perchè potrebbe bastare anche un altro solo colpo per farvi morire all’istante. Un modo per innalzare il livello di sfida senza che comunque diventi frustrante: un po’ di adrenalina in più non fa mai male.

E a proposito di esplorazione, nel mondo di gioco naturalmente non mancano i collezionabili, che tra le altre cose vi permetteranno anche di migliorare e potenziare le vostre armi.

IL COMPARTO TECNICO
Dal punto di vista della caratterizzazione Wolfenstein è uno dei titoli migliori che si siano visti. L’ambientazione neonazista è stata studiata nei minimi dettagli e contribuisce in modo decisivo all’immersione del giocatore nella storia. Anche per questo gli sviluppatori hanno riposto grande cura nella realizzazione grafica del titolo che, pur senza far gridare al miracolo, non delude di certo le attese. A colpire è in particolare la fluidità: animazioni e movimenti non tentennano neanche nei momenti più “animati”, durante i quali sullo schermo si muovono diversi personaggi. Proprio questi ultimi invece sembrano essere meno curati di quanto forse ci si poteva aspettare: i visi sono un po’ “spigolosi” e non raggiungono i livelli toccati da altri titoli.

Dal punto di vista dell’audio, una nota di merito va al buon doppiaggio. Buona anche la colonna sonora, con brani che accompagnano al meglio i momenti più epici ed effetti sonori che contribuiscono a proiettarvi al centro dell’azione.

Infine, il capitolo longevità: il gioco non ha multiplayer (e questo gli costa un mezzo punto in meno in termine di valutazione) ma può comunque vantare una discreta durata. La decina di ore necessarie ad arrivare ai titoli di coda, infatti, possono aumentate di parecchio visto che ad un certo punto dell’avventura dovrete prendere una decisione che comporterà l’imbocco di una biforcazione nella trama. In molti quindi potrebbero decidere di rigiocare Wolfenstein per vedere cosa sarebbe successo in caso di scelta diversa.

Wolfenstein: The New Order è un gioco prodotto da Bethesda per Ps3, Ps4, Xbox 360, Xbox One e Pc. La versione utilizzata per la recensione è quella per Xbox One.

I VOTI
Grafica 8
Audio 8,5
Gameplay 8,5
Longevità 8
TOTALE 8,25

 

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