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La Franzoni vuole tornare a casa, i giudici rinviano la decisione

Annamaria Franzoni è in tribunale di Sorveglianza dove si discute la perizia psichiatrica disposta sulla richiesta di detenzione domiciliare. Vi è giunta su un’auto guidata da don Giovanni Nicolini, della parrocchia dove sta svolgendo lavoro esterno al carcere, e ha atteso alcuni minuti, assediata da telecamere e fotografi, l’arrivo dell’avvocato Paola Savio con cui ha raggiunto la sala d’attesa, ignorando i cronisti. Il legale ha detto: “La signora Franzoni fará le dichiarazioni che riterrá”.

Ma la decisione è slittata di due mesi, dal momento che il giudice ritiene necessari approfondimenti sulla perizia psichiatrica redatta dal professor Ballone, perizia che la ritiene «ancora pericolosa».

Nei mesi scorsi, nel valutare la richiesta di detenzione domiciliare – che può essere concessa a coloro che hanno necessità di assistere figli di età inferiore ai 10 anni -, il Tribunale di sorveglianza aveva deciso essere necessaria una nuova perizia psichiatrica, in virtù di una relazione dalla quale si evinceva che Annamaria Franzoni, che si è sempre proclamata innocente, pativa il regime carcerario e manifestava «sentimenti di angoscia e disperazione per aver subito una doppia ingiustizia: la morte violenta del figlio e la condanna per un atto che non ha compiuto». Da qui, il lavoro del professor Balloni, che ha incontrato più volte la Franzoni e ha preparato un documento di 80 pagine che ora i giudici dovranno valutare. In esso si parla di «residua pericolosità sociale», che però non riguarda la possibilità che Annamaria torni a uccidere, quanto piuttosto che possa commettere nuovi reati. Questo, difatti, è il discrimine per la concessione o meno della semilibertà. Secondo Balloni, la donna soffre di «un disturbo di adattamento» per «preoccupazione, facilità al pianto, problemi di interazione con il sistema carcerario». Situazioni che richiederebbero per la donna un sostegno derivante da sedute di psicoterapia.

 

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