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Mummificata in casa, 8 indagati: “Aspettavamo la resurrezione”

Presumibilmente non nei “canonici” tre giorni, ma in ogni caso pare davvero che qualcuno fosse convinto che Graziella Giraudo sarebbe risorta. Tan to da aspettare ben 17 anni, continuando a conserva re in uno sgabuzzino il suo corpo mummificato. Lo dice un “supertestimone” e ne sono convinti i magi strati, tanto che adesso sono otto gli indagati per la vicenda della “santona” mummificata di Borgo San Dalmazzo.

L’accusa di occultamento di cadavere riguarda cin que congiunti di Graziella Giraudo, 66 anni all’ana grafe: si tratta dell’ex ma rito P.A. di 75 anni, del figlio P.A. 36 anni, della figlia P.D., 39 anni, del genero A.V. di 45 (figlio di Rosa Gribaudo, la con suocera nella cui casa è stato trovato il cadavere) e della sorella di questi A.E. 42 anni. A loro si aggiungono altri tre in dagati con l’accusa di fa voreggiamento: un 44en ne di Centallo e un 54en ne di Roccasparvera e una donna di 41 anni di Borgo San Dalmazzo. Se condo la Procura, non è possibile che non sapessero cosa capitava nella villetta accanto.

La storia è venuta a galla lo scorso mese di ottobre, alla morte di Rosa Gribaudo, la consuocera di Gra ziella, con cui abitava da tempo. Nell’appartamento, in uno stanzino, era stato trovato il cadavere mum mificato di Graziella, pare seduta su una sedia e con una mano in atteggiamento benedicente. Il medico legale ha poi fissato il decesso all’aprile del 1996, stabilendo che era avvenuto per cause naturali. Mentre il processo di conservazione era stato quan tomeno favorito: nel senso che nessuno ha asportato gli organi al cadavere, ma ne ha favorito la mummi ficazione naturale con grassi animali, olii e altre sostanze che non solo hanno conservato il corpo, ma hanno anche impedito che l’odore uscisse dalle mura di quella villetta divisa in due appartamenti.

Una villetta paragonata al set di un film degno di Alfred Hitchcock: le biciclette e i giochi dei bambini nel cortile, i figli che abitano accanto alle due anziane donne e non si accorgono della morte o della sparizione di Graziella. «Pensavamo fosse in viaggio, non la sentivamo da molto tempo» avevano detto i parenti ai carabinieri. «Anche al telefono parlavo sempre con Rosa, mi diceva che la mamma stava bene e non poteva passarmela» aveva sostenu to uno dei figli, per esempio. Ma 17 anni sono davvero troppi perché questa storia possa essere creduta. All’ultimo censimento, poi, la signora ri sultava in vita, dunque qualcuno aveva risposto per lei alle domande del questionario.

La domanda cui gli inquirenti hanno dovuto cercare la risposta è semplice: perché? Graziella aveva fama di «santona» lì in paese, per la sua capacità di leggere le carte, di dispensare consigli e qualcuno sosteneva anche per virtù pranoterapeutiche. Ma non percepiva pensioni né sussidi e mai, avevano giurato i parenti, si era fatta pagare in denaro da chi si recava a consultarla.

A questo punto, ecco spuntare la supertestimonian za che ha poi portato all’indagine giudiziaria: c’era un ristretto gruppo di preghiera, portato avanti dalle due consuocere, che era anche convinto della possi bilità di resurrezione della donna. E per questa ragione il corpo sarebbe stato conservato dai con giunti. Anche le altre tre persone indagate, secondo i magistrati, sarebbero state presenti alla morte di Graziella o comunque ne sarebbero state informate e avrebbero fornito testimonianze fuorvianti agli in vestigatori per proteggere i parenti della donna.

I quali, per parte loro, si sono da tempo affidati all’avvocato Adalberto Pasi e, di fronte alla notizia della chiusura indagini, dicono «ci è finito addosso uno tsunami. Non sapevamo niente di quanto accadeva in quella casa, non c’entriamo niente con la decisione di conservare il corpo». Il loro legale adesso attende l’invio di tutti gli atti di indagine della procura per valutare la strategia difensiva e confutare le accuse.

a.mon.

 

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