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Sesso nei motel e video a luci rosse, due femminielli ricattano il prete

Le fotografie e i filmini hard girati da una coppia di “femminielli” romeni raccontano il vizio, ma anche l’immenso dramma, di un sacerdote. Un uomo di chiesa che alla soglia dei sessant’anni non è stato capace di resistere alle tentazioni della carne e, dopo aver sperimentato il piacere proibito, si è visto risucchiare in una spirale torbida fatta di sesso estremo, minacce e ricatti. Perché i gigolò con cui aveva condiviso i letti di un motel e i sedili di un’auto, ad un certo punto hanno deciso di passare all’attacco. «Troppo pochi cento euro per un incontro a tre»,  hanno rinfacciato i due, che arrotondavano con incontri per soli uomini il loro stipendio da giardineri. «Devi darci di più». Molto di più. «Ventimila euro», il prezzo del silenzio.  E tutti in una volta. «Altrimenti – hanno minacciato – divulghiamo quelle immagini che ci siamo fatti insieme». Immagini che secondo il “don” sarebbero state “rubate” con un telefonino durante le loro notti hard, mentre secondo i romeni, in alcuni casi, sarebbero state «fatte anche da lui». Fotografie e video in ogni caso imbarazzanti per chiunque. Figurarsi per un uomo che, nella vita di tutti i giorni, indossa la tonaca.
Gli scatti e le riprese, che erano custodite in cinque cellulari, adesso sono al sicuro. Sequestrate dai carabinieri che lunedì hanno stretto le manette ai polsi degli stranieri. L’arresto è avvenuto a Vercelli, dove i tre si incontravano per gli appuntamenti clandestini in un albergo. Il sacerdote arrivava da Casale Monferrato, nell’Alessandrino, i gigolò, un 28enne e un 24enne, da Nichelino e Torino.
«Ci siamo conosciuti su Internet – ha detto  uno degli arrestati durante l’udienza di convalida al termine della quale è stato scarcerato – il prete aveva risposto ad un annuncio sul web». Al primo appuntamento, avvenuto parecchio tempo fa, erano in due. Il sacerdote e un gigolò. «Per due anni ci siamo visti solo io e lui, una volta ogni due o tre settimane. Ma poi mi ha chiesto di trovare qualcun altro – ha spiegato l’indagato, che è difeso dall’avvocato torinese Roberto Mordà – e ho portato il mio amico. Anche dopo – ha aggiunto – ci ha chiesto di trovare altri ragazzi, ma più giovani». Affermazioni tutte da provare, come quella del gigolò che sostiene «di essere stato contagiato» dal don, «che aveva una malattia venerea e non me l’ha detto. Anche per questo – si è giustificato – ho chiesto quei soldi». Una sorta di risarcimento che i due romeni hanno preteso nell’ultimo incontro, avvenuto il 23 marzo. «Dopo aver fatto sesso – ha ammesso uno degli indagati – gli abbiamo chiesto i soldi e lui ci ha dato 500 euro». Lunedì, poi, era previsto il pagamento dell’ultima trance. «In via Trino, davanti ad una banca». È lì che il sacerdote,  deciso in un primo momento a versare il denaro, ha chiesto aiuto ai carabinieri.  E i militari sono arrivati sul posto, si sono appostati, hanno atteso l’arrivo dei due gigolò. Quando il prete ha allungato la busta (vuota) e uno dei ricattatori l’ha presa, gli uomini dell’Arma sono usciti allo scoperto. Uno dei romeni, rimasto in auto, ha cercato di fuggire, ha quasi travolto un carabiniere, ma è stato fermato poco dopo e tradotto in carcere. L’accusa, per lui, oltre che di estorsione pluriaggravata, è anche di resistenza e lesioni.

 

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