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Torino, stuprata da due criminali. Ora la risarcisce lo Stato

Era il 12 ottobre del 2005. Una ragazza romena di 21 anni, studentessa univer­sitaria, percorreva via Stradella. Fu av­vicinata da due connazionali che la se­questrarono e la stuprarono per ore. Gli aguzzini furono arrestati, condanna­ti e poi, ottenuti i domiciliari, pensarono bene di darsela a gambe e tutt’ora sono latitanti, forse neppure più nel nostro Paese. Da quella notte d’ottobre, l’esi ­stenza di quella ragazza si è trasformata in un “calvario”. Lo shock, l’umiliazio ­ne e la difficoltà a riprendere una vita normale. Come se non bastasse, anche l’assillo dovuto a problemi economici. Una sera di un paio d’anni fa, il suo legale, l’avvocato Francesco Bracciani, parlò della vicenda a colleghi che lavo­rano nello studio Ambrosio&Commodo, specializzo in cause civili di risarcimen­to (Thyssen, liceo Darwin). «Per quella ragazza qualcosa si può fare…», disse a mezzavoce Marco Bona, un giovane av­vocato barbuto arruolato da Commo­do& Ambrosio dopo aver brillantemente conseguito la laurea in Legge. «L’idea che abbiamo sviluppato – racconta oggi Bona – è stata quella di intentare un’azio ­ ne civile di risarcimento nei confronti dello Stato Italiano. E il giudice, la dotto­ressa Roberta Dotta, ci ha riconosciuto la ragione condannando la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di 90mila euro come risarcimento dei dan­ni per la vittima». Si è arrivati a questo in virtù di una direttiva della Ce (la 2004/80) che ha istituito per tutti gli Stati membri «l’ob ­bligo di prevedere un sistema di inden­nizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territo­ri ». Una direttiva adottata da tutti i Pesi Ue ma non da Italia e Grecia. «Ora – spiega Bona – il Governo dovrà prendere atto di questa sentenza (la prima in questa ma­teria pronunciata da un tribunale italia­no) ed è auspicabile che il Parlamento possa legiferare in tempi brevi una nor­mativa che istituisca un fondo ad hoc». Se così non fosse, quella che è già stata definita la “sentenza Dotta” costituirà un precedente importante per tutte le vittime di reati gravi che per diversi motivi non sono mai state risarcite. Si potrebbe applicare la direttiva per l’omicidio, le lesioni e la violenza ses­suale. «Non è necessario che sul piano penale si arrivi ad una sentenza di con­danna – conclude Bona -, è sufficiente l’evidenza; che il reato sia stato com­messo ». Come nel caso di un omicidio di cui non si è trovato il colpevole, gli eredi potrebbero legittimamente invocare l’adozione della direttiva europea. «Sono soddisfatta per esser stata risarci­ta – ha detto ieri la vittima dello stupro commentando la notizia – e di aver otte­nuto giustizia. Anche se questo non è tutto. Resta e mi resterà per sempre l’amarezza, l’incubo di una violenza che ha ferito profondamente la mia ani­ma».bardesono@cronacaqui.it

 

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