nevicata torino 80
Amarcord
13 GENNAIO 1985

30 centimetri di neve in 3 giorni, ma la Supercoppa Uefa si gioca

La colonnina di mercurio arrivò fino a 13 gradi sotto zero

A Morgan e ai Bluvertigo rimase così impressa da dedicarle il sottotitolo di un intero album. Perché quella del 1985 fu davvero “la famosa nevicata”. Venti giorni di temperature artiche su tutto lo Stivale, il Palazzetto dello Sport di Milano raso al suolo dal peso della neve, 150 centimetri a Trento e il lago Trasimeno ghiacciato, con il consueto codazzo di indignate e postume interrogazioni dei signori parlamentari al ministro dei Trasporti Claudio Signorile e a quello alla Protezione Civile Eugenio Zamberletti. Eppure le premesse non erano state cattive. O forse erano state tanto buone da lasciar presagire qualcosa di funesto. Per Torino il dicembre 1984 era infatti stato uno dei più miti di sempre, con una massima di 17,7 gradi contro una media stagionale di 7. Le cose cambiarono con l’inizio del nuovo anno e la rottura del vortice polare che, spirando dal Mare di Kara e correndo lungo la valle del Rodano, poté raggiungere il Mediterraneo e quindi l’Italia.

Il 1985 venne inaugurato da una successione di “giorni di ghiaccio” con temperature mai al di sopra dello zero nell’arco delle 24 ore. A Torino la massima fu di meno 2, la minima di meno 11. Poi arrivò la “famosa nevicata”. Iniziò il 13 gennaio, una domenica, e proseguì fino al martedì, stendendo sulla città un manto di 30 centimetri e spingendo la colonnina di mercurio a 13 gradi sotto zero. Scuole chiuse, alberi abbattuti, viabilità in tilt, buontemponi che sfilavano lungo i viali con gli sci ai piedi o a bordo di slittini.

Si dice che gli unici a gioire siano stati gli allevatori della provincia di Cuneo, che speravano di aver trovato nell’eccezionale ondata di maltempo il vaccino contro l’epidemia di afta epizootica che stava flagellando la Granda. Torino, invece, aveva una gatta in più da pelare. Garantire lo svolgimento della Supercoppa Uefa in programma al Comunale per le 20.30 del 16 gennaio tra il Liverpool di Ian Rush e la Juventus di Michel Platini.

Di rimandare l’incontro il presidente bianconero Giampiero Boniperti non voleva sentir parlare. Già era stato un maledetto imbroglio trovare una data utile per disputarlo, per giunta con il vantaggio della gara unica in casa. E poi i suoi progetti erano irrinunciabili: mettere in bacheca i cinque trofei continentali entro la fine di quel 1985. Se il Comunale, al pari del resto della città, era una pietosa distesa bianca, una soluzione la si sarebbe pur trovata. Così chiese l’aiuto di tutti e in tutti trovò un aiuto. La Provincia, la Regione e la Protezione Civile liberarono dal ghiaccio la pista di Caselle, in modo da permettere all’aereo del Liverpool di atterrare. Gli spazzaneve del Comune aprirono le vie d’accesso al Comunale. E quasi duecento spalatori volontari chiamati a raccolta dallo stesso Boniperti resero praticabile il campo da gioco, giusto in tempo perché il signor Dieter Pauly fischiasse il calcio d’inizio di fronte a circa 56mila spettatori. Gli “eroi del Comunale” erano quasi tutti giovani del tifo organizzato bianconero, una storia raccontata ancora con orgoglio in certi bar di Santa Rita. Per la cronaca, la partita finì 2 a 0 per la Juve, doppietta di Boniek. Sempre per la cronaca, nevicò anche nel gennaio 1986. E per Torino fu anche peggio.

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