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Denaro o vendetta dietro il massacro

«Per risolvere il giallo, per trovare l’assassino, bisogna seguire la pista dei soldi». È la convinzione degli investigatori impegnati nelle indagini sul triplice delitto di Caselle. I soldi, le proprietà, compreso quell’appartamento di Bardonecchia dove Maurizio Allione, figlio e nipote delle vittime, si sarebbe rifugiato insieme con la fidanzata nella tarda serata di ieri. Una casa di famiglia, come altre in Veneto intestate alla nonna di Maurizio. E poi c’è il denaro, migliaia di euro in contanti c he, sospettano gli inquirenti, la famiglia che è stata massacrata nascondeva in casa e che non è stato trovato.
Non si trova l’arma
Trascorrono le ore, ma il mistero sulla morte di Mariangela Greggio, 65 anni, di suo marito Claudio Allione, 66 anni, e della madre della donna, Emilia Dall’Orto, 93 anni, si infittisce. «Siamo di fronte ad un massacro come quello di Erba», dicono i carabinieri per sottolineare la ferocia e il sangue freddo con il quale l’omicida si è accanito. I tre sono stati accoltellati brutalmente alla schiena e al torace con un una lama affilata e tagliente lunga almeno trenta centimetri, ma l’arma del delitto non è ancora stata trovata. «Certamente un omicidio premeditato, pianificato con cura», ne sono convinti gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Fabio Scevola.
I tempi dell’omicidio
Ieri pomeriggio per circa due ore i carabinieri del Ris sono tornati nella casa degli orrori per effettuare ulteriori rilievi: «Menzogne, alibi e verità ruotano attorno a non più di sessanta minuti», per cui sarà necessario stabilire con certezza l’orario del decesso delle tre vittime (presumibilmente avvenuto nella tarda mattinata di sabato) e l’alibi dei sospettati, comunque di tutti coloro che con la famiglia Allione avevano un legame.
Le tracce di sangue
I carabinieri del Ris hanno passato in rassegna tutta la casa anche alla ricerca delle tracce di sangue. Troppo poco sangue, infatti, per un massacro efferato come questo, con diversi fendenti inferti alle vittime. Una delle ipotesi iniziali, infatti, è che l’assassino, o gli assassini, avessero addirittura pulito tutto dopo l’omicidio. Ma i militari hanno trovato comunque tracce ematiche in terra e sulle pareti: a quanto pare, il sangue proveniente dalle ferite è stato assorbito dalla moquette (nel corridoio del primo piano dove sono stati trovati marito e moglie) e dal materasso dove giaceva la madre novantenne. Nel resto della casa, però, non sembrano esserci tracce che facciano pensare a qualcuno che fruga in cerca di denaro o di altri oggetti di valore.
Il figlio è indagato
Sono bastati cento grammi di “fumo” trovati nel monolocale alla Falchera di Maurizio Allione per far scattare contro di lui una denuncia per detenzione di droga in quantità «superiore a quella consentita per l’uso personale», ma riguardo l’omicidio dei suoi genitori e della nonna, l’informatico con la passione per la batteria avrebbe un alibi certo, confermato da numerosi testimoni: «Ero ad Aosta a casa di amici, ci sono andato sabato mattina». Questione di un’ora e l’alibi potrebbe trasformarsi in menzogna per far emergere una verità sconcertante, ma lui ha negato ogni responsabilità e dalla caserma dei carabinieri di Caselle ne è uscito libero dopo 13 ore di interrogatorio.
Sospetti sugli operai
I carabinieri guardano altrove, si informano su quei lavori di ristrutturazione della casa di via Defendente Ferrari momentaneamente sospesi e andati avanti per più di un anno. «Gli Allione hanno sempre pagato puntualmente l’avanzamento degli interventi della ditta edile e hanno sempre pagato in contanti». Si attende oggi una verifica bancaria sui conti correnti delle vittime, anche per comprendere se davvero in casa ci fosse quel tesoretto di alcune decine di migliaia di euro di cui avrebbero riferito alcuni testimoni, denaro di cui il figlio avrebbe ignorato l’esistenza. Infine ci sono i dettagli che in questo giallo potrebbero risultare decisivi: da quel lenzuolo disteso sul corpo senza vita della vittima più anziana e che sarebbe il segno sinistro di uno stretto legame con il carnefice e il silenzio dei due cani da guardia, quasi come avessero riconosciuto l’assassino come un abituale frequentatore della casa.

 

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