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Pensionata uccisa, l’autista confessa: Ho aiutato killer per pagare i debiti

La polizia cerca ancora il sesto uomo, quello che avrebbe avuto il ruolo di basista nella tragica rapina finita con la morte di Vanda Vazzoler, la 63enne trovata cadavere in casa a Vigliano, nel Biellese, legata al letto su cui è stata pestata per ottenere una combinazione della cassaforte che non conosceva.  Ma gli investigatori che si occupano di scrivere la fine di un giallo cominciato giovedì scorso sembrano convinti che nelle prossime ore le manette scatteranno ancora. E il caso, in attesa del processo, potrà considerarsi chiuso, risolto in tempi record.
Per il momento sono finite in carcere quattro persone, tutte accusate di rapina e omicidio preterintenzionale in concorso. Gli stessi reati contestati anche ad un quinto uomo che avrebbe avuto il compito di fare il palo e l’autista della gang e che, dopo aver appreso della tragica fine della 63enne, preso dal rimorso, si è rivolto alla polizia offrendo il proprio contributo alle indagini.
E’ stato denunciato a piede libero e la sua identità è ignota, protetta dal massimo riserbo. Ma qualcosa, nelle ultime ore, è cominciato a trapelare. Il “pentito” ha una trentina d’anni, è torinese, fa l’operaio e ha una moglie disoccupata con cui ha messo al mondo tre figli. Sulla fedina penale c’è un’unica macchia – roba da poco, risalente a parecchi anni fa -, sul conto in banca pochi euro che non bastano neppure ad arrivare a fine mese, figurarsi a pagare il mutuo  acceso per comprare casa.
E sarebbero proprio i problemi economici ad averlo portato a commettere l’errore più grande della sua vita. Così, almeno, ha raccontato agli investigatori della Dia di Torino, cui si è presentato spontaneamente dopo aver consultato un avvocato. La testimonianza (fin da subito giudicata attendibile e seguita da parecchi riscontri) è stata raccolta dagli uomini coordinati dal capocentro, Sergio Molino, uno che alla guida della Squadra Mobile ha risolto alcuni dei casi più difficili (e avvincenti) della storia criminale sotto la Mole.
Davanti agli investigatori diretti da Molino, il “pentito” è partito dall’inizio. Dal primo incontro con uno dei componenti della banda, avvenuto parecchio tempo fa. «Ero disperato – ha raccontato – non sapevo più come fare, e sono arrivato a dover vendere gli ori di famiglia. Per piazzarli ho conosciuto un uomo, che mi ha proposto di fare l’autista per lui, e io ho accettato». Per un po’ – stando a quanto risulta fino a questo momento – l’uomo avrebbe accompagnato l’altro per attività lecite. Fino a giovedì scorso, quando con la sua auto, un’Audi grigia, ha portato la banda sotto casa di Vanda Vazzoler. «Sapevo che non li avrei portati a fare qualcosa di lecito – ha ammesso – e mi avevano detto che di soldi avremmo parlato dopo. Ma cosa erano andati a fare – ha aggiunto – l’ho scoperto soltanto più tardi, quando ho letto sui giornali della morte di quella povera donna e ho capito che non avrei potuto sopportare un peso simile sulla coscienza».

Stefano Tamagnone

 

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