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Il Pd lascia le cariche, dimissioni a febbraio. “Al voto in primavera”

Il Pd lascia con effetto immediato gli incarichi ricoperti in Consiglio regionale e annuncia le dimissioni entro il 28 febbraio 2014, ultima data utile per poter sciogliere l’assemblea e tornare al voto in primavera. Segue a ruota l’Udc che ha abbandonato le cariche e auspica dimissioni collettive «anche prima del 28 febbraio». Sulla stessa linea ci sono anche Sel e Federazione della sinistra, che però non hanno posti nelle commissioni e nella presidenza di Palazzo Lascaris.
Il gruppo democratico si è riunito all’ora di pranzo, poi il segretario Gianfranco Morgando e il capogruppo Aldo Reschigna hanno incontrato le altre forze d’opposizione (ad eccezione dei grillini che non fanno parte del centrosinistra) per cercare di trovare una linea comune. La decisione è presa, anche se formalmente sarà la direzione regionale del partito, lunedì prossimo, a dover adottare un atto ufficiale. La proposta avanzata qualche giorno fa da Esposito, Catizone e Merlo e ripresa a Palazzo Lascaris da Mauro Laus è stata parzialmente accolta. L’idea è di approvare il bilancio, la legge elettorale e la programmazione dei fondi strutturali e poi andare a casa. Un piano, va detto, che per ora il centrodestra non intende minimamente accogliere dato che sia Cota (dal Giappone) che Pichetto continuano a ribadire di voler andare avanti.
«Ancora una volta il presidente Roberto Cota e il presidente del Consiglio Valerio Cattaneo hanno dimostrato di non avere alcuna consapevolezza della straordinaria gravità della situazione, arrivando addirittura a banalizzare i fatti accaduti nell’ultima seduta del Consiglio – attaccano Morgando e Reschigna -. Fatti che hanno invece gettato un ulteriore pesante discredito su tutta l’istituzione e la classe politica regionale e inficiato definitivamente il rapporto di fiducia con i cittadini». La situazione, continuano, «è giunta a un punto di non ritorno. Per chi come il Pd vuole difendere il valore dell’istituzione regionale non c’è altra via percorribile se non lo scioglimento anticipato della legislatura». In pratica, già nel pomeriggio Roberto Placido ha lasciato la vicepresidenza dell’aula e tutti i vicepresidenti di commissione Pd hanno fatto lo stesso: Pentenero, Boeti, Laus, Ronzani e Gariglio. Muliere ha abbandonato la guida della giunta delle elezioni.
In casa Udc Alberto Goffi si è dimesso da vicepresidente della commissione Economia, restando però al timone della commissione d’inchiesta sulla sanità. Anche per il segretario regionale del partito, Marco Balagna, la rissa di  martedì fra i banchi di via Alfieri è un simbolo: «È evidente che la Regione è al capolinea, è ormai impossibile proseguire e operare. Occorre ridare la parola ai piemontesi». E propone: «Ci vuole un accordo con la maggioranza per chiudere la legislatura». Dello stesso avviso anche Monica Cerutti di Sel: «Condividiamo con convinzione l’azione messa in campo dal Partito democratico, volta a dare una decisiva spallata a questa maggioranza. È dunque anche nostro il percorso che porterà alle dimissioni di massa dei partiti dell’opposizione che vorranno liberare il Piemonte da Roberto Cota, stabilendo dei tempi certi».
Andrea Gatta

 

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