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Caffè, foulard e regali di nozze “Cota ci ha mentito 115 volte”

Dopo la pubblicazioni di dettagli poco significativi delle piccole spese “istituzionali” (i caffè, un pacchetto di sigarette, i contidell’autogrill) ora il presidente della Regione Roberto Cota dovrà rendere conto ai magistrati di ben altro.
A cominciare dai generi alimentari che avrebbe acquistato  per una cena «a base di prodotti piemontesi al Ministero dell’Economia»; di tre foulard per 285 euro, dei conti di ristoranti in Liguria che Cota attribuisce alla segretaria (mai i rimborsi sono suoi); della valigia da 250 euro, dell’abbigliamento da  Olympic per 530 euro.
Alla magistratura dovrà chiarire perché ha acquistato doni di nozze e battesimo a spese dei contribuenti: il regalo per il matrimonio all’assessore Michele Coppola (380 euro) e quello per il consigliere comunale Silvio Magliano.
Nel corposo fascicolo penale che riguarda Rimborsopoli viene indicata la data del 15 giugno 2011, giorno nel quale Roberto Cota pagò e poi si fece rimborsare cinque ricevute fiscali per un importo complessivo, in una trattoria dei Parioli, a Roma, di un migliaio di euro.
Il presidente sarebbe stato pizzicato, attraverso i riscontri offerti dalle celle telefoniche, 115 volte (su un totale di 592 report) in luoghi diversi rispetto a quelli in cui,  Roberto Cota sulla base degli scontrini messi a rimborso, avrebbe dovuto essere. Tra cui, l’11 giugno 2011, quando la presenza di Cota era segnalata in Lombardia, in un ristorante di Torino in piazza Peyron veniva emessa una fattura per pasti di quasi 300 euro di cui il presidente ha poi chiesto il rimborso. Così il 7 luglio dello stesso anno, Cota si trovava a Novara, ma successivamente presentò richiesta di rimborso per un pranzo presso un ristorante di corso Moncalieri.
Un “dono dell’ubiquità” su cui ora sarà nuovamente chiamato a rispondere davanti ai pm Enrica Gabetta, Giancarlo Avenati Bassi e all’aggiunto Andrea Beconi.
«D’ora in poi agiremo in sede civile e penale contro queste ripetute fughe di notizie manipolate – ha reagito ieri il presidente della Regione -. Peraltro la pubblicazione dimostra anche la provenienza illecita di questi documenti», ha concluso in un lungo post  sul suo profilo Facebook.

 

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