LA RECENSIONE – Call of Duty: Ghosts (Ps3, Ps4, Xbox 360, Xbox One, Wii U, Pc)

Da anni ormai Call of Duty fa rima con record. Milioni di copie vendute per ogni capitolo e classifiche di vendite dominate per il gioco che tutti vorrebbero trovare sotto l’albero a Natale. Sarà così anche in questo 2013? Per riuscirci Activision si è affidata ai ragazzi di Infinity Ward, nella speranza che riescano ancora una volta a trascinare Call of Duty all’ennesimo record.

LA TRAMA
Con Ghosts, Infinity Ward ha voluto segnare una discontinuità rispetto al passato. Niente seguiti dei capitoli precedenti quindi ma una nuova linea narrativa che inizia in un ambiente alquanto insolito: lo spazio. È qui, in un futuro non molto lontano, che gli Stati Uniti hanno messo in orbita l’Odin, un satellite-arma dotato di una potenza devastante, capace di distruggere intere città con la potenza di un’esplosione atomica senza però lasciare radiazioni. Un’arma che dovrebbe servire a mantenere il predominio sul resto del mondo se non fosse che neanche nello spazio si può stare tranquilli. Uomini armati attaccano la stazione spaziale e prendono il controllo del satellite che grazie al sacrificio di due astronauti viene distrutto ma non abbastanza velocemente. Il carico letale del satellite viene infatti sganciato sulle principali città americane trasformando quello che doveva essere una difesa insuperabile nella più terribile delle devastazioni.

Subito dopo l’attacco dallo spazio, gli Stati Uniti devono fare i conti con una più ordinaria ma per loro inedita invasione via terra. Una “federazione” di stati sudamericani, ovviamente la stessa che ha preso il controllo del satellite, infatti approfitta del momento per penetrare le difese americane e conquistare una città dietro l’altra. L’unica speranza per gli Stati Uniti sull’orlo della distruzione è affidata ai Ghosts, una leggendaria unità di super soldati che devono cercare, da soli, di ribaltare le sorti di un conflitto che appare segnato.

IL GAMEPLAY
Nessuna grossa sorpresa dal punto di vista del gameplay. Ghosts segue il solco dei Call of Duty che l’hanno preceduto e non inserisce grandi innovazioni, a parte la presenza di Riley, un pastore tedesco che fa parte a tutti gli effetti della vostra squadra e che introduce una componente stealth nel gioco: tramite un appositi apparecchio potrete prendere il controllo del vostro amico a quattro zampe e infiltrarvi dietro le linee nemiche per eliminare silenziosamente vedette e soldati o anche per spiare quanto avviene. Ovviamente in questo caso niente fucili o pistole, l’unica arma di Riley sono i suoi denti e bisogna dire che funzionano più che bene: basta avvicinarsi a un nemico, magari sfruttando l’erba alta o altre coperture, e premere un tasto per scatenare l’attacco letale del cane. In pratica, Riley è la versione a quattro zampe dei droni visti su altri titoli e di sicuro aggiunge una certa varietà al gameplay. Peccato però che sia incomprensibilmente poco utilizzato: all’inizio infatti pare destinato ad un ruolo da protagonista ma dopo le prime missioni sparisce quasi del tutto, tanto da lasciare il dubbio se i suoi creatori l’abbiano sottovalutato o se non siano riusciti, forse per questione di tempo, ad implementarlo meglio in una campagna che del resto conta solo cinque-sei ore di gioco.

Per il resto siamo di fronte a un classico Call of Duty, scriptato e con poca libertà di movimento ma scorrevole e spettacolare. La varietà dell’azione è garantita dalla presenza di missioni nello spazio (ma nel vuoto le pistole possono sparare?) e sott’acqua oltre che dalla solita possibilità di utilizzare mezzi di trasporto e fucili di precisione fissi. L’obiettivo da raggiungere è sempre ben chiaro e per farlo vi dovrete muovere da un riparo all’altro, raggiungibile anche con una pratica scivolata, sparando a tutto ciò che si muove. Premendo il tasto del mirino, l’arma “aggancerà” automaticamente il nemico, facilitando quindi il suo abbattimento. E, a proposito di armi, la varietà è come sempre notevole: pistole, fucili, mitra, lanciarazzi, granate e così via, in modo da accontentare tutti gli stili di gioco.

IL MULTIPLAYER
Se la campagna lascia un po’ perplessi per la sua brevità, come sempre la longevità del titolo è garantita dal multiplayer. È qui che tutti i veri appassionati di Call of Duty troveranno pane per i loro denti, anche perché è molto più facile morire rispetto al single player: in pratica basteranno un paio di colpi per rispedirvi al respawn e questo potrebbe finire con lo scoraggiare un po’ i “novellini” che le prime volte si troveranno a terra nel giro di pochi secondi senza neanche capire cosa sia successo. Non fatevi scoraggiare e insistete, perché come al solito il multiplayer di Call of Duty è uno dei migliori del genere.

L’offerta di modalità è vasta e in grado di soddisfare tutti i gusti. Ovviamente non mancano le classiche (da Team Deathmatch a Domination) cui si aggiungono tante novità. In Search and Rescue una parte fondamentale sarà giocata dalle medagliette dei singoli soldati, in Blitz le due squadre dovranno conquistare la base avversaria e “fare meta” calpestando l’obiettivo che vi teletrasporterà all’istante nella vostra base, in Cranked dovrete riuscire ad uccidere un nemico entro 30 secondi dall’eliminazione di un altro per evitare di morire.

Notevole l’impegno profuso dai ragazzi di Infinity Ward nella realizzazione delle mappe di gioco: città in rovina, villaggi, castelli, prigioni, centri commerciali sono solo alcune delle location disponibili. Potrete così sbizzarrirvi in combattimenti in spazi ampi e aperti dove cercare di conquistare posizioni sopraelevate così come in claustrofobici corridoi dove camminare senza sapere cosa ci aspetta dietro ogni parete. La varietà è tale da garantire ore e ore di gioco con la garanzia di non annoiarsi mai.

Ma la vera novità di Ghosts è Extinction, una modalità cooperativa per quattro giocatori slegata dal gioco principale ma forse ancora più divertente e ben realizzata. A evidenziare che siamo di fronte a una modalità a sé sono già i solo i nemici: alieni, da affrontare all’inizio con una sola pistola in mano con l’obiettivo di riuscire ad eliminare tutti i nidi. Ad ogni ET caduto (ce ne sono di vario tipo e pericolosità) però accumulerete crediti con i quali sbloccare armi sempre più potenti o attivare dei bonus, diversi a seconda della classe del vostro personaggio, da scegliere tra quattro diverse possibilità.

IL COMPARTO TECNICO
Dal punto di vista tecnico questo Ghosts non convince appieno. La sensazione è che gli sviluppatori abbiano pagato la necessità di realizzare un gioco che deve girare, oltre che sull’attuale generazione di console, anche sulle imminenti Ps4 e Xbox One. Questo probabilmente ha richiesto un grosso sforzo supplementare rispetto agli scorsi anni: lavorare in contemporanea su così tante piattaforme non deve essere stato per niente semplice. E così per forza di cose siamo di fronte a un Call of Duty un po’ meno curato del solito, con un solo finale e senza bivi nella storia e con qualche sbavatura nella grafica. Per carità, nulla di eccessivamente grave – qualche animazione “scattosa”, fisica approssimativa – ma sicuramente meno spettacolare rispetto al solito.

Nulla da ridire invece sul comparto audio. Effetti sonori, musiche e doppiaggio sono al consueto livello: molto buono.

Call of Duty: Ghosts è un gioco prodotto da Activision per Ps3, Ps4, Xbox 360, Xbox One, Wii U e Pc. La versione utilizzata per la recensione è quella per Ps3.

I VOTI
Gameplay 8,5
Longevità 8,5
Multiplayer 9,5
Audio 8,5
Grafica 8
TOTALE 8,5

 

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