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Ventenne massacrato in strada con 15 coltellate

L’hanno trovato riverso a terra, in un lago di sangue, il corpo ridotto a un colabrodo, bucato quindici volte dalla lama di un coltello che qualcuno ha impugnato per uccidere. È successo venerdì notte in corso Vigevano, al confine tra i quartieri Aurora e Barriera di Milano, nel cuore di una periferia che ha rischiato per l’ennesima volta di fare da sfondo ad un omicidio.
La vittima – viva per miracolo – adesso è ricoverata in un ospedale cittadino, nel reparto di Medicina d’Urgenza, attaccata ad un macchinario che ne monitora i parametri vitali.  Si chiama M.I., è nigeriano, ha 21 anni e dice di essere arrivato a Torino nel 2011. Sdraiato su un letto, parla a fatica, in inglese. E con un filo di voce racconta l’ennesima notte di sangue a Torino nord.
«Stavo andando in un locale – ricostruisce il giovane, che non ha un lavoro ma spera di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno scaduto qualche settimana fa  – quando ho incontrato un uomo che ha tirato fuori un coltello e ha cominciato a colpirmi. Era una furia, non si fermava più, voleva uccidermi».
Il motivo di tanta violenza M.I. dice di non conoscerlo. Ma ricorda un’altra aggressione, subita qualche tempo fa, «dallo stesso uomo, che poi venne arrestato, ma rimesso poco dopo in libertà». E mostra le ferite di allora, già cicatrizzate su un gomito e sulla coscia sinistra, accanto a quelle fresche, ricucite con molti punti di sutura.
Ha buchi dappertutto: sulle gambe, sulle braccia, dietro la schiena. Un fendente l’ha raggiunto anche alla testa, poco sopra la tempia.
Ha perso molto sangue, ma i soccorsi sono stati tempestivi e i medici sono riusciti a salvargli la vita. Le ferite, che per fortuna non hanno interessato organi vitali, non erano molto profonde. E tra un paio di settimane il nigeriano dovrebbe rimettersi. Intanto, proseguono le indagini della polizia che sarebbe già sulle tracce dell’aggressore e starebbe cercando di ricostruire il movente. 
Stefano Tamagnone

 

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