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Funerali di Musy, l’Arcivescovo: “Il colpevole di questo delitto confessi”

“La sofferenza e la morte di Alberto, il suo impegno civile e politico, ci sia di sprone per uscire dalle secche dell’individualismo e dalla ricerca affannata del proprio tornaconto personale, apra all’incontro con gli altri per cementare relazioni più sincere e disinteressate, contribuendo a rendere la comunità cittadina meno anonima e più ricca di fraternità, amicizia e solidarietà”. Cosi’ l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia nell’omelia pronunciata durante le esequie di Alberto Musy, il consigliere comunale morto dopo 19 mesi di coma seguiti all’agguato di cui e’ stato vittima nel marzo 2012. “Abbiamo imparato, in questi 19 mesi dal tragico attentato ad Alberto Musy, a conoscerlo e a comprendere quanto egli stava dando alla nostra città e quanto la sua fede cristiana e il suo impegno civile e politico fosse orientato su questa via i ha proseguito l’Arcivescovo – lo abbiamo scoperto grazie anche al coraggio e alla tenacia di sua moglie Angelica che ha stimolato tutti noi a farci presenti e attenti a cogliere la grave perdita che stavamo subendo a causa di un gesto folle e incomprensibile, che ha segnato nel dolore la nostra città, richiamando alla memoria un passato tragico che pensavamo ormai superato per sempre”.
Quindi, ribadendo l’auspicio “a chi ha compiuto questo efferato delitto o a chi non ha il coraggio di parlare di quanto è a conoscenza sul fatto, un sussulto di dignità e di rimorso di coscienza che sfoci nell’assunzione delle proprie responsabilità”, Nosiglia ha aggiunto “preghiamo per la nostra città ferita affinché la perdita di Alberto susciti, in ogni suo cittadino e in chi ha più responsabilità della cosa pubblica, un forte impegno di ripresa morale fondata su quei valori cristiani e civili che tanti suoi illustri concittadini, santi e uomini e donne di buona volontà, le hanno lasciato in eredità”. Infine, rivolgendosi alle quattro figlie di Musy e ai loro compagni di scuola, l’Arcivescovo di Torino ha ricordato loro che “i nostri cari che sono morti non soffrono più e vivono nella gioia e nella pace vicino a Gesù e dal cielo essi continuano ad amarci e a sostenere il nostro cammino sulla terra fino al giorno in cui potremo rivederli e stare insieme nel Paradiso”.

 

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