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Bomba spedita a un cronista. “Progettata per ammazzare”

Una busta anonima, indirizzata al cronista de La Stampa Massimo Numa. All’interno, una lettera con generici riferimenti a presunti filmati che polizia e carabinieri avrebbero effettuato su altrettante presunte azioni condotte dal popolo No Tav. E ad accompagnare quella lettera, un hard disk. L’hard disk che in teoria avrebbe dovuto contenere quei filmati. Nel disco rigido, invece, c’era dell’esplosivo. Un etto e venti grammi di esplosivo. Un quantitativo in grado di ammazzare, se solo qualcuno avesse provato a collegare il supporto elettronico a un qualsiasi computer della redazione.

L’allarme è scattato un paio di giorni fa, in via Lugaro 15, all’interno della redazione del quotidiano torinese. Quella busta, con quel particolare contenuto, ha fortunatamente insospettito, e non poco, il cronista cui era stata indirizzata. Motivo per cui il giornalista, non fidandosi dell’hard disk, e neppure delle spiegazioni contenute nella lettera, ha immediatamente lanciato l’allarme. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Digos, che hanno così sequestrato il disco e proceduto alle normali verifiche che si effettuano in casi del genere. E così, è emerso che quel supporto rigido conteneva in realtà sostanze esplosive. Se inserito in un computer, sarebbe esploso. E forse avrebbe ammazzato. L’esplosivo era infatti avvolto in una fascia metallica che con la deflagrazione si sarebbe spaccata in mille pezzi. Nella lettera, invece, si faceva riferimento ad alcuni filmati sui camping estivi dei No Tav a Chiomonte e ad altri video utili invece a individuare «il figlio di un noto magistrato» e altri «cattivi maestri». Si trattava, però, di una trappola. Una trappola che era stata in un certo senso annunciata: nei mesi scorsi, infatti, una telefonata anonima aveva avvertito il cronista dell’invio di alcuni filmati sui No Tav. La procura di Torino ha quindi aperto un’inchiesta, coordinata dai due pubblici ministeri Andrea Padalino e Antonio Rinaudo.

 

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